
Onorevoli colleghi, siamo chiamati in questo momento ad esprimerci, non già sul merito del disegno di legge, ma sulla sua corrispondenza alla Costituzione. Teniamo ben presente questa distinzione.
A tal proposito, devo dire che tra le critiche maggiori che dovrebbero indurre a votare a favore delle pregiudiziali, vi sono state quelle di due esponenti della maggioranza parlamentare, che pure nel merito sostengono critiche opposte. Quando il sottosegretario Mantovano, in un meditato articolo su «il Foglio» di sabato scorso, afferma testualmente che nel testo attuale «il medesimo concetto viene ripetuto più volte con parole diverse, legittimando la scelta del giudice verso la soluzione che a lui piace di più (...) se le parole sono contraddittorie, il legislatore abdica alla propria sovranità e la delega ai giudici, cui spetterà il potere di interpretarle», e indica poi puntualmente alcuni difetti del testo, non sta semplicemente criticando una legge sbagliata, ma sta implicitamente, ancorché inequivocabilmente, ammettendo che la legge è incostituzionale.
Com'è noto, infatti, sulla base dell'articolo 25 della Costituzione, vige nel nostro Paese, come in tutti gli Stati liberali, il principio della legalità, tassatività, determinatezza e precisione delle norme penali e le parole del sottosegretario Mantovano denunciano che questi principi non sono affatto rispettati.
Allo stesso modo, un altro parlamentare della maggioranza, Peppino Calderisi, ha dichiarato, in questo caso in modo più esplicito: «Una legge del genere è destinata inevitabilmente» (sottolineo l'avverbio "inevitabilmente") «ad infrangersi davanti alla Corte costituzionale, anche per la grave indeterminatezza delle fattispecie penali, in aperto contrasto con l'articolo 25 della Costituzione. Se lo scopo della legge è quello di evitare che le decisioni finiscano nelle mani della magistratura, un testo del genere rischia di sortire l'effetto opposto».
So bene che Mantovano parla così perché vorrebbe che il legislatore ampliasse le fattispecie penali e Calderisi invece perché le vorrebbe più ristrette, ma qui la direzione opposta di merito dove essi vorrebbero andare non rileva, perché entrambi ammettono che il legislatore è rimasto ambiguo, dando un potere abnorme ai giudici. E questo è ciò che conta, al momento di votare una pregiudiziale di costituzionalità. Dovrebbero votare a favore delle pregiudiziali sia coloro che la pensano come Mantovano, sia coloro che la pensano come Calderisi.
Il testo è pieno di questi problemi, di norme di principio della cui violazione non si comprendono le conseguenze penali. In particolare, all'articolo 1, lettera e), si consente al magistrato la più ampia possibilità di incriminare sulla base di concetti vaghissimi, come «ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio», e di scegliere a sua totale discrezione fra tre articoli diversi del codice penale, che portano a pene diversissime tra di loro.
E poi, nel comma 2 dell'articolo 7, per comprimere i contenuti del testamento biologico, e per sacrificare attraverso di essi, senza se e senza ma, il diritto all'autodeterminazione, quale senso ha proibire le indicazioni atte a cagionare la morte del paziente, quando una formula di quel tipo porta anche a imporre trattamenti sanitari obbligatori che evitino con l'artificio, a tutti i costi, il sopraggiungere della morte naturale?
È una singolare eterogenesi dei fini, per voi che siete partiti, in questa vicenda, da un conflitto di attribuzioni che era infondato, ma che aveva almeno il pregio di un'astratta coerenza con le vostre tradizionali critiche alla magistratura. A questo punto del percorso, siete invece arrivati ad un testo che è incostituzionale, perché lascia un'enorme discrezionalità ai magistrati, che paradossalmente fa paura a molti magistrati presenti in quest'Aula, i quali sono intervenuti nelle Commissioni parlamentari (ricordo per tutti la collega Della Monica, in Commissione sanità) per dire che non vorrebbero mai disporne in questa latitudine.
Siate quindi coerenti col vostro tradizionale approccio antigiustizialista, parlamentari della maggioranza, e anche solo per questo motivo, illuminati dalle parole di Mantovano e Calderisi, votate a favore delle pregiudiziali.
Questo tipo di voto, ancor meno di quello sul merito, non riguarda affatto la collocazione alla maggioranza o all'opposizione, a destra o a sinistra, o rispetto alla linea divisoria delle confessioni religiose. È un voto sulla Costituzione, più esattamente sui principi di uno Stato liberale.
Aldo Moro, a cui, insieme a Giovanni Leone, si deve la stesura della parte finale dell'articolo 32, comma 2, della Costituzione, quella relativa ai limiti della legge che può determinare trattamenti sanitari obbligatori ma sempre nei «limiti imposti dal rispetto della persona umana», ebbe a dichiarare, nella seduta della Commissione per la Costituzione del 28 gennaio 1947, dibattendo con un collega meno sensibile ad una cultura liberaldemocratica, che quel limite era necessario perché il legislatore non cadesse nella tentazione dell'onnipotenza, legata - diceva Aldo Moro - a «considerazioni di carattere generale e di male intesa tutela degli interessi collettivi».
In questa onnipotenza, voi siete caduti in più punti della legge. In alcuni casi, come nell'articolo 7, avete creato conflitti tra diritti, limitando il diritto all'autodeterminazione, dove il conflitto si poteva tranquillamente evitare.
A che scopo, infatti, non aggiungere, accanto alla doverosa libertà di coscienza del medico, riconosciuta in tutta la sua necessaria latitudine, un vincolo puntuale per le strutture sanitarie che nulla toglie al medico obiettore? Lo stesso dicasi per la negazione in qualsiasi caso dell'interruzione di alimentazione e idratazione, a prescindere dalla diversità delle tecniche e dalle condizioni dei pazienti.
L'autodeterminazione, che può e deve essere temperata da altri diritti, a partire dal diritto alla vita, è invece negata unilateralmente e totalmente. Questa cosa non si può fare per i diritti fondamentali, che non possono tollerare una distruzione del loro contenuto essenziale. Non siamo di fronte ad una legge equilibrata che bilancia i diritti, come alcuni di voi propagandano; siete ricaduti in quella «mala intesa tutela degli interessi collettivi» di cui parlava Aldo Moro, che con Giovanni Leone la voleva appunto scongiurare con l'articolo 32, comma 2.
È in nome di quei principi liberali, compresi nel testo, che chiediamo a tutti, ma soprattutto, per coerenza, a coloro di voi che nella maggioranza si chiamano Popolo della Libertà, a votare per le pregiudiziali.