
Se D`Alema ottenesse la responsabilità di ministro degli Esteri dell`Unione, l`Italia uscirebbe dall`attuale condizione di debolezza nelle istituzioni europee su cui il Presidente Napolitano, di recente, ha voluto richiamare l`attenzione. Sarebbe, insomma, un grande risultato. Il passo, seppure non decisivo, del Partito socialista europeo di includere D`Alema nella lista dei suoi candidati premia anche una lunga, abile preparazione di Piero Fassino, che ha potuto valersi di un atout di prim`ordine: la dimostrazione di lealtà europea e atlantica offerta da D`Alema nella guerra del Kosovo.
Allora, il primo ex dirigente del Partito comunista italiano entrato a Palazzo Chigi come presidente del Consiglio, consentì all`Italia di assolvere i suoi obblighi di membro della Nato per arrestare con l`impiego
della forza il genocidio scatenato dal Slobodan Milosevic, il presidente nazionalcomunista serbo, contro la popolazione kosovara. Si aggiunga l`impeccabile linea europeista seguita da D`Alema, ministro degli Esteri del governo Prodi, e in particolare la competente e avveduta gestione della crisi in Libano.
Ma è ancora presto per valutare la possibilità di successo. Intanto, un segno positivo è l`appoggio del governo Berlusconi. Ci si domanda, giustamente, se esso potrà avere un effetto distensivo nel rapporto tra
maggioranza e opposizione. Va già manifestandosi, comunque, il comune riconoscimento che, specialmente in politica estera, l`interesse nazionale debba prevalere
su quello di parte. Stanchi dei clima di rissa che ha stravolto la vita pubblica, sono molti a pensare che il segnale del governo debba essere raccolto e avere adeguata
risposta.