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Principale - Comunicato stampa
26 gennaio 2010

Internet

Senatori Pd: Garantire la neutralità della Rete e lo sviluppo di software aperto

Il ddl del Pd risultato del primo vero esperimento italiano di e-democracy

Il disegno di legge - "Disposizioni per garantire la neutralità della rete di comunicazione, la diffusione delle nuove tecnologie telematiche e lo sviluppo del software aperto"- è il risultato di un esperimento multimediale e partecipativo, nato dal sentire comune sulla neutralità della rete e dall'esigenza della banda larga per tutti. Forse, per la prima volta in Italia, si propone un disegno di legge aperto e discusso attraverso quella che è stata definita "e-democracy". Gli interessati, gli internauti, i blogger, insomma il popolo della rete hanno potuto emendare il testo attraverso una prima consultazione sul gruppo facebook “Una legge per la rete”. Successivamente, sono pervenuti i commenti su “Word press” e, infine, vi è stata l’opportunità di modificare direttamente l’articolato mediante lo strumento del “wiki”. Quindi, si tratta di un disegno di legge frutto di un confronto ad ampio raggio, avvenuto attraverso diverse forme di comunicazione.

Punti fondamentali della proposta sono: garantire un accesso neutrale alle reti di comunicazione elettronica; promuovere i diritti di cittadinanza attiva al fine di rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico; sostenere lo sviluppo e la valorizzazione dei sistemi informativi pubblici garantendo il pluralismo informatico anche con l’uso del software aperto; diffondere l’uso delle nuove tecnologie delle comunicazioni presso il sistema delle imprese e delle università; rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilità, di disagio economico e sociale.

Il disegno di legge avanza una proposta organica per la modernizzazione digitale del sistema delle imprese e della pubblica amministrazione e per lo sviluppo delle modalità di partecipazione dei cittadini, nonché per la valorizzazione della libertà in rete e dei nuovi contenuti creativi. La garanzia della neutralità delle reti di comunicazione, della diffusione delle nuove tecnologie telematiche e dello sviluppo del software fa parte di problematiche interne alla società nella quale viviamo, che necessitano di una adeguata risposta, proprio per garantire l’affermazione della democrazia nell’era di internet e il riconoscimento di pari dignità e diritti fra i cittadini. Una rete neutrale implica, inoltre, che il suo dimensionamento sia in grado di supportare senza congestioni il traffico generato dagli utenti nei momenti di picco di utilizzo e nella prospettiva delle varie forme di evoluzione tecnica.

In definitiva, si tratta di rispettare l’equilibrio tra potenzialità elaborative dei computer e capacità della rete di trasmissione. Diverse le ragioni che rendono opportuno un intervento finalizzato a garantire la neutralità delle reti di telecomunicazioni: la relazione tra l’accesso ad Internet e le garanzie dello Stato di diritto, l’importanza delle reti di telecomunicazione per il futuro di ampi settori dell’economia e la necessità di rimanere al passo con i paesi più avanzati, quali Stati Uniti e Canada, che già sono intervenuti in simile direzione.
Per quanto riguarda il rapporto tra l’accesso ad Internet e le garanzie democratiche, basti pensare che Internet svolge già oggi un ruolo molto importante nell’evoluzione dell’informazione e che tale ruolo crescerà nel tempo.

Chi provasse ad influenzare l’accesso alla Rete, ai servizi o alle informazioni fruibili per il suo tramite, influenzerebbe anche il diritto fondamentale alla libertà di informazione. Una rete neutrale, quindi, è una garanzia di democrazia.
Il disegno di legge rappresenta, pertanto, il mezzo attraverso il quale coordinare e sistematizzare tutti gli strumenti già esistenti in materia di sviluppo della società dell’informazione ed attuare le nuove strategie.

Il disegno di legge si suddivide in tre parti:• la prima indica le finalità del disegno di legge (Titolo I, art. 1);

• la seconda e` relativa allo sviluppo della società dell’informazione e della conoscenza, da promuovere attraverso la salvaguardia del principio della neutralità tecnologica e la promozione del cosiddetto software aperto (Titolo II, artt. 4-5-6), (art.14 per l’incentivazione e la ricerca del software aperto);

• la terza indica le politiche per lo sviluppo della società dell’informazione (titolo III, art. 15).

Aspetti molto innovativi riguardano il diritto all’uso delle tecnologie, la partecipazione democratica, l’alfabetizzazione informatica dei cittadini e della pubblica amministrazione.
Il disegno di legge introduce nell’ordinamento il software aperto, considerato lo strumento più idoneo per uno sviluppo della società dell’informazione, ispirato ai principi di contenimento della spesa pubblica e di tutela della concorrenza. Il software aperto non e` solo una semplice alternativa a sistemi proprietari, bensì può essere ormai considerato un elemento capace di implementare la qualità e l’efficienza nel settore pubblico e nel privato.

Tra i principali vantaggi, oltre i minori costi per l’amministrazione, si segnalano:

• la disponibilità del codice sorgente (art. 3, lett. cc);
• l’indipendenza da uno specifico fornitore;
• l’accessibilità anche per le piccole realtà produttive e il beneficio per l’industria informatica, in particolare locale;
• la possibilità di sviluppare o ampliare autonomamente parti del software attraverso l’intervento sul codice sorgente; la possibilità –altresì - di trasmettere nuove applicazioni eventualmente costruite in proprio o tramite terzi ad altre amministrazioni secondo il principio del riuso (ex articolo 69 del CAD, il codice dell’amministrazione digitale);
• il controllo sulle operazioni svolte dal software che assicura un maggiore grado di sicurezza; la certezza per chiunque ed in qualunque momento, anche futuro, di accedere ai dati e di apportare miglioramenti o modifiche.

Relativamente al diritto all’uso, il disegno di legge, inoltre, introduce un’apposita sezione dedicata alla consultazione (art.9, lett. l), all’invio di proposte o segnalazioni, con l’intento di coinvolgere direttamente i cittadini nella definizione delle politiche pubbliche e di stimolare il dibattito sulle questioni di maggiore interesse collettivo.

Particolare importanza assumono la previsione di un fondo per lo studio e la ricerca sul software aperto (art. 14) e la creazione di un partenariato pubblico - privato che sia capace di riunire tutte le eccellenze in campo informatico, attingendo anche dal tessuto imprenditoriale e economico-sociale.

Lo Stato, oltre che realizzare servizi e contenuti digitali, promuove l’interoperabilità tra le pubbliche amministrazioni presenti sul territorio e fornisce le infrastrutture necessarie contribuendo allo sviluppo della rete nazionale. Il Piano di innovazione digitale (art. 16) e` lo strumento pratico che consentirà di raggiungere gli obiettivi prefissati e rendere effettivi i principi generali. Il disegno di legge prevede il coinvolgimento, nella preparazione del Piano, dei soggetti chiamati a darvi attuazione, quali ad esempio regioni, province, enti locali, e dei diretti destinatari degli interventi: imprese, associazioni di categoria e così via. Al fine di dare concretezza alle politiche in materia, il Piano deve prevedere gli interventi specifici, con indicazione dei costi e delle risorse necessarie. L’intenzione e` di avere a disposizione uno strumento realmente dinamico.

L’amministrazione assicura il pieno coinvolgimento delle regioni e degli enti locali nei processi innovativi, sostenendo l’autonoma capacità di ogni amministrazione locale di generare innovazione amministrativa e di servizio. L’obiettivo e` evitare la dispersione delle risorse, causata dall’utilizzo di soluzioni diverse, spesso incompatibili tra loro e contrarie ad un progetto comune di sistema. Non solo, quindi, sostegno economico, bensì pure e soprattutto capacità di orientare le scelte delle stesse amministrazioni locali. A tale fine, la definizione del Piano e` arricchita da una fase preliminare di concertazione in sede di Conferenza unificata. Tale coinvolgimento consentirà di evidenziare i relativi fabbisogni e le eventuali criticità; e semplificherà l’attuazione delle decisioni da parte degli enti locali stessi.

Va detto, infine, che il ddl sulla neutralità della rete arriva, purtroppo, mentre da più parti si cerca di imbavagliare il web. L’ultimo esempio è costituito dal decreto legislativo n. 169 del dicembre scorso di presunta applicazione della direttiva europea 2007/65/CE sulla televisione, che contiene diverse norme volte a censurare internet. Lanciamo un appello perché queste ultime vengano prontamente cancellate dal testo.


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