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Principale - Intervista
4 febbraio 2010

pd - intervento - il riformista

Ceccanti: Il doppio standard in tema di alleanze
Con Bersani, Di Pietro non fa più paura?

La nuova segreteria del partito arriva a sancire un accordo paritario con l'Idv senza polemiche, al contrario di quanto avvenne nella stagione guidata da Veltroni: un caso di pesi diversi o un ripensamento rispetto a scelte passate? Di certo, l'insistenza sul dover "rompere" con Tonino è solamente un ricordo

Caro direttore, quando Veltroni era segretario del Pd è stato sommerso di critiche, prima e dopo le elezioni politiche, le più elaborate pubblicate dal Riformista, per l`apparentamento con Di Pietro. Curiosamente nessuna di esse è ora riproposta contro Bersani. Ciò dà l`impressione di un doppio standard di valutazione, a meno che non ci si
sia ricreduti sul passato, ma allora si avrebbe il dovere
di dirlo esplicitamente.
Andiamo per ordine. Nel 2008 l`Unione si era alla fine suicidata esplicitamente, dopo mesi in cui proseguiva come uno zombie a zavorrare l`esperienza di Governo. Nessuna persona ragionevole poteva pensare di riproporla, peraltro ancor più spostata sull`estrema sinistra, privata di Dini e Mastella, traslocati dall`altra parte. Furono fatti due accordi chiari, con le uniche forze diverse dal Pd che non erano state screditate dalla prova di Governo, dato che Bonino e Di Pietro, pur non essendo notoriamente
remissivi, avevano dato prove costanti di competente gioco di squadra.
I sondaggi avevano registrato tale discrimine,
relegando le forze meno responsabili a intenzioni di
voto in caduta libera, già prima del voto utile. L`accordo
del Pd con Idv e radicali fu di convergere in un unico gruppo parlamentare, premessa per una possibile
unificazione in un grande partito coalizionale,
consentendo al solo Idv di andare col proprio simbolo
per ragioni di efficacia elettorale. Radicali e Di
Pietro aderirono al programma del Pd e alla candidatura
di Veltroni.
In questo modo l`alleanza asimmetrica, gerarchizzata sul Pd, si presentava anche come perfettamente speculare a quella tra il Pdl, partito a vocazione maggioritaria sorto per imitazione del Pd, e il
suo correttivo populista, la Lega. Da segnalare che
i puri sti che hanno rimproverato al Pd la scelta del1`Idv, non hanno fatto spesso analoga critica al Pdl
per l`accordo con la Lega. Inoltre, sotto il profilo
dell`efficacia elettorale, il trascinamento del voto
utile che portò il Pd al 33% vi fu anche perché quella
coalizione a due sembrava competitiva e non so-
lo testimoniale, come sarebbe apparsa una corsa in
completa solitudine.
Le due alternative possibili dal punto di vista
dell`efficacia erano quindi entrambe peggiori: la riedizione dell`Unione ci avrebbe portato a prendere
insieme i voti presi dal solo Pd, andare senza 1`Idv
avrebbe compresso anche il voto Pd. Abbandonate le questioni di efficacia, resta la critica politica: l`alleanza con 1`Idv avrebbe vincolato il Pd a posizioni
giustizialiste, populiste, riducendo il suo potenziale
riformista, soprattutto rispetto alle possibili
riforme di sistema da negoziare in modo bipartisan.
Tuttavia durante la segreteria Veltroni, finché
non si sono riaffacciate le leggi ad personam, sono
state siglate due importanti intese: quella sulla legge
europea, condivisa anche dall`Idv, e quella sulla
legge delega sul federalismo fiscale, sulla quale
1`Idv ha addirittura scavalcato il Pd votando a favore
con Pdl e Lega, mentre il Pd si è astenuto. Poi le
intese si sono arenate, essendo il Parlamento sommerso
di leggi ad personam, il che ha portato Di Pietro
a utilizzare toni sbagliati, soprattutto verso l`incolpevole Presidente della Repubblica, ma la rottura
è stata causata da Berlusconi.
Le reazioni sproporzionate di Di Pietro sono
certo sproporzionate, ma sono per l`appunto reazioni. A questo punto si giunge alle regionali con le coalizioni gestite dalla segreteria Bersani, particolarmente aperta alle esigenze di potenziali alleati, a tal punto da accettare la candidatura Bonino (la migliore possibile) senza chiedere di inserirsi in una logica di vocazione maggioritaria con le primarie e rinunciando a candidarsi altrove, condizioni indubbiamente peggiori di quelle
negoziate nelle Politiche 2008.
Con Di Pietro è stata convocata una solenne
conferenza stampa a due configurando un`alleanza del tutto paritaria, non gerarchizzata. Non c`è dubbio che questo dialogo ravvicinato abbia contribuito, oggi con Bersani così come ieri con Veltroni, a ridurre le asprezze di Di Pietro, specie contro il presidente Napoletano. Ma allora chi non ripropone oggi il refrain stantio sul rompere con Di Pietro non dovrebbe anche fare autocritica esplicita sull`averlo proposto ieri? Il doppio standard sul medesimo alleato, a seconda di chi guida il Pd, non e difendibile.



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