
La decisione del Governo di impugnare le leggi contro il nucleare di Puglia, Campania e Basilicata mi spinge a ripetere la domanda che pongo da quando il governo Berlusconi ha annunciato il ritorno «alla grande» all`atomo: in termini di costi/benefici ci conviene costruire centrali nucleari impegnando nei prossimi anni 25/30 miliardi di euro per soddisfare, ben che vada a partire dal 2020, il 4,5% dei consumi finali di energia? Non esiste altro modo per raggiungere e persino superare lo stesso obiettivo?
Le risposte da parte dei «nuclearisti» continuano a non convincermi. In modo acritico ci ripropongono l`esempio del reattore francese EPR, nonostante le notizie d`oltralpe lo definiscano un fiasco industriale. A parte il rinvio almeno di un anno della messa in servizio dell`EPR di Flamanville e le perdite destinate a crescere sul cantiere finlandese, che vede la partecipazione del produttore francese Areva, la Francia non pare aver risolto con il nucleare la dipendenza da fonti fossili visto che consuma pro-capite più petrolio ad esempio della Germania. E se è vero che nelle ore morte, quando è in sovraccapacità, ci vende energia elettrica, è altrettanto vero che nelle ore di punta la compra dalla stessa Germania.
Una recente valutazione dell`ENEA evidenzia, invece, che le uniche opzioni tecnologiche con benefici sociali netti o con costi minimi sono quelle riconducibili al miglioramento dell`efficienza energetica nell`industria,
nel terziario, nel trasporto, nell`edilizia residenziale, nella produzione e trasmissione di elettricità. Secondo questo studio si potrebbe risparmiare oltre il 20 dei consumi finali lordi l`anno. Questo enorme potenziale di
risparmio energetico al 2020 corrisponde alla produzione elettrica di circa 8 grandi centrali nucleari. In più, le misure di efficienza energetica sono immediatamente praticabili, consentono di guadagnare tempo laddove le innovazioni non sono ancora mature in termini di prestazioni e di costi, permettono di operare scelte strategiche in modo più consapevole e calibrato alle nostre effettive esigenze. E certamente non hanno bisogno di 25/30 miliardi d`investimento privato che, tra l`altro,
prosciugherebbe i finanziamenti a scelte energetiche alternative, per esempio le rinnovabili, già intraprese
in molte regioni.
Il «treno nucleare», per quanto mi riguarda, è passato più di vent`anni fa, quali che fossero le ragioni. Cercare di
riagganciarlo ora rischia di essere, oltre che velleitario, antieconomico e sostanzialmente inutile per risolvere i nostri problemi di indipendenza energetica. Le alternative esistono: efficienza energetica, energia
rinnovabile, ricerca. Per il Lazio, come per il resto d`Italia.
Candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio