
"Questa è la fiducia numero 28, la nona varata al Senato. In termini qualitativi il più sacrificato è però il Senato, dove in sei volte su nove la fiducia è posta su un maxiemendamento, mentre alla Camera è accaduto solo, si fa per dire, dieci volte su 19". Così il senatore del Pd Stefano Ceccanti interviene nell'Aula del Senato e spiega: "Per la fiducia sul milleproroghe non c'erano proprio motivazioni. Possibile che per un lavoro per il quale la Commissione Affari Costituzionali ha impiegato cinque ore e mezzo non fossero sufficienti due giorni e mezzo?"
"Gli emendamenti erano circa 700, quasi tutti identici tra Commissione e Aula. Più di 300 erano saltati per inammissibilità e così sarebbero caduti anche in Aula. Poco meno di 150 erano stati bocciati dalla Commissione Bilancio e anche qui sarebbe capitato lo stesso. Sarebbero rimasti 250: tra ulteriori inammissibilità, ritiri e preclusioni ne sarebbero rimasti non più di 150. Un lavoro che si fa al massimo in due giorni, meno del tempo già stabilito. I numeri, è evidente, smentiscono del tutto l'argomento relativo alla velocità decisionale".
"E' forse valido l'altro argomento e cioè contenere le spinte settoriali, lobbistiche, i ricatti interni alla maggioranza? I numeri - spiega Ceccanti - smentiscono chiaramente anche quello. Dei 122 commi di cui consta ora il provvedimento ben 17 in più sono stati inseriti dal maxi-emendamento del Governo sul testo varato dalla commissione. Sono stati riproposti due emendamenti bocciati dalla Commissione, quattro che erano stati esaminati dalla Commissione non votati, su tre già approvati si è ritornati per modificarli contro il voto della Commissione, quattro sono comparsi improvvisamente in Aula. Si è quindi registrata un'evidente eterogenesi dei fini. Senza il confronto esplicito in Parlamento, col controllo dell'opposizione, il Governo finisce per negoziare in modo oscuro e non responsabile il maxiemendamento e per farne quindi lievitare quantitativamente i contenuti e per peggiorarli qualitativamente".