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Commissione 07 - Istruzione - Intervista
27 febbraio 2010

Internet - intervento - l'unità

Vita: Internet, urgente una carta dei diritti

Dopo la sentenza su Google

Che cos`è la rete oggi? La grande scacchiera internazionale dove si giocano le partite più importanti tra colossi del web e potenze internazionali, come la Cina nella fase post analogica e post generalista? Oppure il web è un complesso spazio pubblico da valorizzare per gestire la forma più semplice di convivenza civile? Entrambe le cose, certamente. Il caso Google-Vividown riapre tutte le possibili tesi di un dibattito già ampio che vede la rete protagonista e la privacy, i diritti e la censura, i "figuranti" di una pièce molto articolata.
La sentenza di un tribunale nazionale diviene un
case-study legislativo, un processo sotto i riflettori
mondiali, "1`elettroregime italiano"... All`estero la criticano, in Italia i blogger esprimono preoccupazione
nei confronti di un clima censorio che dall'emendamento
D`Alia", alla proposta Carlucci, al disegno di legge Alfano sulle intercettazioni telefoniche, non fa altro che influenzare le vicende della rete a livello nazionale, fino ad arrivare allo scempio che il Governo sta tentando di fare col Decreto Romani, recependo in modo del tutto improprio una direttiva europea. Perché la condanna a sei mesi di reclusione di tre dirigenti di Google accusati di diffamazione e violazione della privacy diventa così allarmante per il mondo intero? Nel 2006, quattro studenti torinesi picchiavano e insultavano un loro compagno autistico e, dopo aver ripreso, con la cam di un cellulare, questa scena di inaudito bullismo, caricavano il video su YouTube classificandolo come funny, cioè divertente. Chi responsabile del video messo online? L`utente che lo carica o il provider che fornisce uno spazio? Per il Tribunale di Milano il provider del servizio risulta responsabile del contenuto messo ondine. Secondo la direttiva europea sul commercio elettronico gli intermediari - che hanno un ruolo passivo nel trasporto di
informazioni provenienti da terzi - sono esonerati da
qualsiasi responsabilità. E per il decreto legislativo n.
70 del 2003 il provider non è responsabile per i contenuti
immessi dagli utenti, se li rimuove appena viene
a conoscenza di un fatto illecito. Se non si porta avanti
una governance democratica della rete, i conflitti
tra grandi major e stati sovrani e/o tribunali diverranno
il futuro dello scenario del web e dei prossimi conflitti
internazionali. E evidente l`urgenza e la necessità
di un Internet Bill of Rights. Sulla governance della
rete occorre una proposta comune e condivisa che faccia
perno sugli Stati, ma che si sviluppi su un`azione di
coordinamento tra istituzioni internazionali, organizzazioni non governative e stakeholders. L`autoregolamentazione non basta, forse. Tuttavia la censura non può essere la soluzione. E, comunque, si trovi una sintesi almeno provvisoria, prima che la libertà della rete si trasformi in un corpo a corpo tra i grandi trust e la magistratura. E gli internauti a guardare.


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