
Sulle missioni di pace dobbiamo dare un segnale di discontinuità. Nel 2009 abbiamo votato per tre volte il rifinanziamento delle missioni internazionali. Non è serio che noi si abbia 31 missioni all`estero senza che vi sia una legge-quadro, come previsto dal provvedimento della collega Pinotti ad inizio legislatura e mai preso in considerazione nonostante la disponibilità da parte del Ministro della Difesa.
Tra il secondo e il terzo voto per il rifinanziamento del 2009, delusi dalla congerie di piccoli provvedimenti condensati nel testo, ma soprattutto dall`assenza di un serio dibattito di politica estera, con alcuni colleghi abbiamo preso il toro per le coma e presentato anche un
disegno di legge costituzionale che inquadri le missioni internazionali di pace (cosa che oggi non è, con effetti sul codice penale militare e le sue pericolosissime deroghe presenti anche in questo decreto-legge all`articolo 7, che paiono, a mio avviso, quantomeno di dubbia costituzionalità).
Oggi le Camere per la nostra Carta costituzionale possono deliberare la guerra ma non possono deliberare le missioni
internazionali di pace, salvo le loro spese. Non è serio, soprattutto per la politica. E non a caso nel nostro testo si vincola la scelta solo ed unicamente a risoluzioni delle Nazioni Unite (per intenderci a Sarajevo sì, a Baghdad no).
Presi dal nostro impegno di parlamentari, oltre che di obiettori-assertori di pace, abbiamo anche presentato un
disegno di legge, anch`esso a mia prima firma, per determinare annualmente, nella relazione che il Ministro della difesa invia ogni anno al Parlamento, le forze di truppa a disposizione dell`Ue e dell`Onu.
A novembre chiedemmo che al più presto, per non trovarci nelle stesse condizioni, venissero almeno calendarizzati
questi o altri disegni di legge. Non si è registrata questa disponibilità, non vi è chiarezza per le nostre missioni, ma nel frattempo sono state tagliate le spese
davvero «utili» per la cooperazione internazionale (-56%), il piano internazionale dell`alimentazione, la lotta contro l`Hiv nei paesi in via di sviluppo.
B ovvio, a questo punto, che dobbiamo aumentare la nostra pressione politica e parlamentare perché vi sia un dibattito serio di politica estera. Per questo con alcuni colleghi, fra cui Della Seta, Ferrante, Amati, Vita, Nerozzi, Granaiola, Bertuzzi, e senza indulgere per ora al proselitismo, abbiamo ritenuto che non vi fossero le condizioni per prendere parte al voto. Il capogruppo della Commissione Difesa, Scanu, ha raccolto queste e altre preoccupazioni che si confondono con i rischi di «Difesa
SpA» e con la mini-naja proposta dal ministro la Russa, nella quale sembra di capire che l`insegnamento della pace
è accanto al «salto nel cerchio di fuoco».
Francamente ritengo, riteniamo in molti e d`ora in poi ci manifesteremo sempre più, che il Partito Democratico su questi temi, sulla pace e sulla politica estera non possa limitarsi a gestire l`esistente «come se» fosse al governo. Gli avversari sono di là, certo. Ma allora
non confondiamoci con loro nel voto.