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Commissione 01 - Affari costituzionali - Intervista
7 marzo 2010

Regionali - intervista di Dino Martirano - Corriere della Sera

Latorre: Colle inattaccabile, ha evitato un conflitto

Critiche al capo dello Stato? Nel firmare ha tenuto conto del momento delicatissimo, non poteva non farlo

«Chi glielo spiega ora a un imprenditore o a un laureato che per loro, per le gare di appalto e i concorsi cui partecipano, non ci saranno mica decreti ad hoc e sanatorie...». Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori del Pd, ritiene che il messaggio inviato con il decreto «salva-liste» sia davvero devastante: «Il governo continua a legiferare con l`unico obiettivo di dribblare le regole». Eppure, aggiunge Latorre, a questo punto «è davvero inattaccabile il capo dello Stato» che ha firmato il decreto e ha così disinnescato un conflitto istituzionale che avrebbe dilaniato il Paese.
Ora, però, Antonio Di Pietro agita lo spettro dell`impeachment per il capo dello Stato. Lo seguirete?
«La responsabilità del contenuto di un decreto è del governo. Non è nella disponibilità del presidente della
Repubblica intervenire sul merito del provvedimento perché il suo compito è quello di verificare se emergono clamorosi profili di incostituzionalità e poi se ci sono i requisiti di necessità e urgenza. In presenza di questi presupposti, la firma di Napolitano era un atto dovuto.
Non poteva non firmare».
Se anche il Pd mobilita la piazza e invoca l`intervento della Consulta, non si rischia poi di coinvolgere nelle
polemiche il capo dello Stato?

«La firma del presidente della Repubblica è stato un estremo atto di responsabilità di fronte a un inaudito
atto di irresponsabilità del governo. Una firma che ha evitato un conflitto istituzionale in un momento delicatissimo della vita del Paese. Ecco, credo che ci sia stata anche questa componente di alto senso di responsabilità nella decisione del presidente di firmare».
Prima del Consiglio dei ministri ci sono stati contatti tra il governo e i vertici del Pd?
«E` certo che le opposizioni hanno cercato di far sapere al governo che la strada intrapresa era sbagliata, irresponsabile».
Possibile che il segretario Bersani non abbia suggerito una sua «soluzione politica» per risolvere il pasticcio
delle liste?

«1 nostri suggerimenti li abbiamo proposti in maniera trasparente. E cioè attendere la pronuncia dei Tar. Tra l`altro, la corte d`Appello di Roma aveva già riammesso il listino della Polverini, assicurando nel Lazio la possibilità di scegliere il candidato del Pdl, mentre gli avvocati di Formigoni avevano annunciato che non ritenevano necessaria l`adozione di un provvedimento ad hoc... C`erano tutti gli ingredienti per attendere le decisioni degli organi competenti per poi valutare se la tutela dei diritti fondamentali, è cioè la possibilità di una competizione vera con tutti i candidati presidenti in campo, fosse davvero salvaguardata. E i fatti su questo punto ci danno ragione».
E` vero che il sottosegretario Letta avrebbe ottenuto dal Pd un tacito via libera per il decreto?
«Non seguo le telefonate del sottosegretario Letta. Se ci sono stati questi contatti, e mi auguro che ci siano stati, è chiaro che dall`altra parte del filo sono arrivate risposte molto esplicite. Nessun decreto prima delle decisioni dei Tar».
Cosa succede se il decreto non viene convertito o se si apre un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte?
«Ora c`è una spada di Damocle su questo passaggio elettorale che non può essere trascurata, con il rischio
reale che un giorno il risultato delle urne possa anche essere invalidato».


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