
"Se Di Pietro pensa di trasformare la piazza di sabato prossimo in una giornata di attacchi al Capo dello Stato si sbaglia di grosso». A venti giorni dal voto, Anna Finocchiaro ha ben chiaro il rischio che correrebbe il Pd se si rendesse minimamente complice di una polemica contro la personalità politica più popolare nel paese. E dunque la capogruppo al Senato ha già in animo due o tre cose da dire al vertice dei big del partito che staserà dovrà valutare con Bersani come gestire una manifestazione con 1`Idv che spara ad alzo zero sul Colle. «C`è troppo movimento sotto il cielo e ognuno tira acqua al suo mulino elettorale. Ma la Bonino, per esempio, è una persona seria e non credo si tirerà fuori dalla contesa».
Ha fatto bene Napolìtano a firmare questo decreto? «Ha fatto quello che deve fare un Presidente della Repubblica: ha valutato che ci fossero i requisiti costituzionali per un decreto, che certamente ci sono, e non poteva far altro che firmare. Ma chi lo attacca è miope e ottuso: come si fa a non capire che in un momento
così delicato il Colle resta la suprema garanzia per tutti noi?».
E come fate a scendere in piazza con Di Pietro senza avere garanzie che la parola «impeachment» non compaia negli striscioni? «Infatti questo è un problema. Vedo che l`interesse elettorale fa premio sul bene della Repubblica. E poi chi l`ha detto che scendiamo in piazza con lui? Deve ritirare gli attacchi a Napolitano e il Pd non può sopportare che la manifestazione si trasformi in un attacco al Capo dello Stato. E` chiaro che al coordinamento discuteremo anche questo aspetto. Se qualcuno pensa di venire in piazza attaccando il Presidente della Repubblica si troverà
nel luogo sbagliato al momento sbagliato. E poi come si fa a chiedere 1` "impeachment" in un Parlamento con una maggioranza così evidente? Vogliamo far salvare Napolitano dalla maggioranza? Il solo parlarne è un errore politico che distrugge l`unica risorsa di garanzia democratica del Paese, una cosa da folli».
Alcuni dei vostri alleati da ieri però nutrono un sospetto: che Napolitano non avrebbe firmato senza un avallo, magari sottobanco, del Pd. «Penso esattamente il contrario: e cioè il fatto che non ci sia stata alcuna interlocuzione con le opposizioni per
trovare una soluzione al problema di far votare tutti sia uno dei gravi rischi di questo provvedimento. Questo è un decreto fatto da Berlusconi quando ancora il Tar si doveva pronunciare, volendo dettare una regola nuova ai magistrati perché decidessero nell`interesse dei suoi elettori e non dei cittadini che non avevano un`alternativa di voto».
Lei come avrebbe risolto il pasticcio? «Sedendosi insieme ad un tavolo, solo dopo aver atteso tutti i gradi della giurisdizione civile e amministrativa,
per studiare una leggina e non un decreto. Entrando solo a quel punto nel merito delle questioni, perché ci sono violazioni che possono essere ritenute non determinanti e altre che invece hanno una loro gravità. Ma sarebbe stata una collaborazione opposizion e maggioranza figlia di una responsabilità condivisa e non l`ennesimo arbitrio di cambiarsi le regole per aggiustarsi la palla».
Ma siete sicuri che gli italiani capiscano il senso di questa battaglia? Chi non si appassiona al tema capirà solo che voi non volevate far votare metà del paese... «Non dubito che possa essere così, anche perché non è che l`informazione dei tg aiuti molto. Ma sicuramente agli elettori arriverà il messaggio che il più grande partito non è neanche capace di presentare le firme per le liste,
anche per una guerra interna che produce colpi bassi. E comunque voglio vedere se Berlusconi si inventava un decreto se il problema erano le liste del Pd...».