
La protesta, la denuncia, la rabbia, lo sdegno. C`è tutto in queste ore dalle nostre parti. Il decreto elettorale che il governo ha varato venerdì contiene qualcosa di barbarico che fa ribollire gli animi di tutti noi e induce perfino uno come me a rovistare nell `armadio per vedere se per caso da qualche parte c`è una cravatta viola.
Poi però c`è la politica, che induce a pensieri più
calibrati. E c`è l`idea che soprattutto di questi tempi, buttati per aria tutti i parametri, la misura è tutto. E la cifra della nostra virtù e forse anche il metro della fortuna che ci può arridere.
Io mi sono fatto l`idea che il Cav stia pensando ancora una volta di ricorrere alla sua arma più affilata: la dismisura, appunto. Una campagna velenosa, esagerata, tutta sopra le righe deve sembrargli ormai l`unico modo
per rianimare la sua politica e il suo governo, che sono esangui. Quanto più gli offriremo il destro di una battaglia campale, tanto più gli riuscirà di chiamare a raccolta le sue truppe nascondendo per quanto è possibile la imbarazzante pochezza di molti dei suoi candidati
e la ancor più imbarazzante pochezza dei risultati della sua azione di governo.
Questo non significa che ci dobbiamo far intimidire. Né che dobbiamo protestare flebilmente, sottovoce, quasi con imbarazzo. Tutt`altro. Al governo e alle sue forzature
dobbiamo una risposta forte. Ma la, forza che il Pd può mettere in campo è soprattutto, insisto, il suo senso della misura (e delle istituzioni). Contrastare l`arroganza di Berlusconi sparando contro il capo dello Stato è un non senso. E difendere il capo dello Stato, la
sua funzione di garanzia, scendendo in piazza a fianco di chi ne chiede la messa in stato d`accusa è un controsenso non da meno. (Quanti hanno incensato Di Pietro meno di
un mese fa per la "svolta di Salerno " sono pregati di prendere nota.)
Berlusconi, ancora una volta, vuole portarci lì. Lui è maestro di radicalizzazione politica ed elettorale. Vuole rappresentare agli occhi del Paese due scalmanate tifoserie intente a darsele di santa ragione. Capisco l`istinto di rispondergli per le rime. Ma la ragion politica esige di lasciarlo da solo a giocare il derby
con se stesso. Noi dobbiamo disputare un `altra partita, in nome di altre regole. E dobbiamo saper farlo col garbo che si addice ad una grande e democratica forza di popolo.