
"Il termine impedimenti ci fa venire in mente il secondo capitolo dei 'Promessi sposi'". Lo ricorda il senatore del Pd Stefano Ceccanti nel corso del dibattito sulla fiducia in Senato e spiega: "Si tratta in particolare del dialogo tra Renzo e Don Abbondio che usa il latino per imbrogliarlo, per non celebrare il matrimonio:'Sapete voi quanti siano gl'impedimenti dirimenti?' chiede Don Abbondio a Renzo. E lui risponde: 'Che vuol ch'io sappia d'impedimenti?'. Alché Don Abbondio cominciava, contando sulle punta delle dita: 'Error, conditio, votum, cognatio, crimen,Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, Si sis affinis,...". E Renzo:'Si piglia gioco di me? Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?' e a quel punto Don Abbondio rispose: 'Dunque, se non sapete le cose, abbiate pazienza, e rimettetevi a chi le sa'".
"Il Governo e la sua maggioranza ragionano come Don Abbondio, il loro latinorum è un'espansione senza limiti del legittimo impedimento e, di fronte alle obiezioni, rispondono proprio come il più famoso prete del Manzoni, con un argomento d'autorità o, meglio, con la forza dei numeri. Ma anch'essa, purtroppo per il governo, per il Pdl e per la Lega, ha dei limiti. Il legittimo impedimento è un bluff come quello di Don Abbondio. Alla fine - conclude Ceccanti - Renzo si sposa e alla fine questo testo incostituzionale cadrà".