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Commissione 08 - Lavori pubblici - Intervista
6 aprile 2010

Terremoto Abruzzo - intervista di Mario Lavia - Europa

Marini: "Molto è stato fatto ma moltissimo è da fare"

L'ex presidente del Senato: "Il mio Abruzzo, le cose fatte e quelle da fare"

"Io condivido il giudizio espresso dal prefetto dell`Aquila, una persona intelligente, che ha detto: 'È stato fatto molto, moltissimo resta da fare'". Parla con Europa, Franco Marini, parla del suo Abruzzo ferito, un anno dopo c`è un bilancio da fare, con le luci e le ombre. Presidente, allora iniziamo dal molto che è stato fatto. Bisogna andare con la mente a 365 giorni fa.
Come prima cosa voglio ricordare che nella primissima fase, quella della assoluta emergenza, onestamente bisogna dire che la protezione civile e il volontariato hanno dimostrato di essere una potenza assoluta. La prima emergenza è stata gestita in maniera unica. Io ho avuto un amico rimasto sotto le macerie, con accanto la moglie morta, arrivava a toccarle le mano, stava lì sotto e dopo tre ore ha sentito arrivare i primi aiuti: no, sono stati eccezionali. E poi c`è un secondo elemento positivo, anche se qualcuno di noi lo sottovaluta: l`aver tolto la gente dalle tende. Nemmeno io ci credevo.
Molti hanno passato un inverno terribile, però...
Io sono nato lì, a Castelnuovo, nell`altopiano di Navelli, quella è una delle zone più fredde d`Italia: era chiaro che la priorità era quella di togliere la gente dalle tende, e questo è stato fatto, bisogna dirlo chiaramente. Le emergenze, le tende. Ma la situazione resta drammatica a L`Aquila.
Lì si doveva fare di più. Senza dubbio. Liberare il centro storico dell`Aquila dalle macerie e avviare la sua ricostruzione, ecco, qui non ci siamo. Non si è capito che se non si libera il centro storico, che risulta morto ancora oggi, non si riavvia nessuno sviluppo. Occorrono risorse e coinvolgimento della gente: adesso il commissario è il presidente della regione, il suo vice è il sindaco dell`Aquila: spetta innanzi tutto a loro fare questo sforzo. Ma ci rendiamo conto che il 50 per cento dei monumenti è rimasto colpito? Questa doveva essere un`emergenza accanto a quella di costruire i moduli provvisori.
Ma è stata una scelta, quella di costruire intorno all`Aquila lasciando andare il suo centro storico?
Una scelta non credo: sarebbe stata sciagurata. Quale mente malata avrebbe potuto dire "il centro dell`Aquila non lo ricostruisco"? C`è stato un errore di valutazione, ora bisogna lavorare assieme per togliere le macerie.
E i soldi?
I soldi sono sempre stati pochi, fin dall`inizio. Conosciamo le difficoltà della nostra economia, e poi ci sono state anche errori nel trattamento fiscale... Però ora non si può stare a discutere: L`Aquila ha diritto alla ricostruzione. E i fondi vano trovato con assoluta priorità.
L`economia abruzzese è tuttora in ginocchio o dà segni di ripresa?
Vede, la mia è una regione duale nella quale lo sviluppo si è concentrato sull`area costiera ma le zone interne stavano vedendo un primo avvio di cambiamento: ecco, il terremoto è stato ancora più terribile perché ha dato un colpo a questo avvio di sviluppo. Le zone dell`Aquila, della Maiella, del Gran Sasso: c`è un ambiente ancora incontaminato, siti archeologici testimonianza di una cultura religiosa e popolare unica, della spiritualità del Duecento, del Trecento, lì sta il possibile sviluppo della regione, e se ne vedevano i primi segni, sono zone che stavano diventando simili alla Toscana e all`Umbria, c`erano tanti stranieri che compravano le case nei vecchi borghi... Il terremoto ha fermato questo processo.
La sua opinione sulle casette? La gente come ci vive?
Sono dignitose. Hanno fatto 4.400 appartamenti antisismici, una cosa seria. Ora bisogna accelerare gli interventi sugli edifici riparabili: lì c`è stato un ritardo vero.
Un`ultima cosa, Marini. Come stanno le persone in carne e ossa, un anno dopo?
Se penso a tutti quelli che stavano nelle tende e ora sono entrati in appartamenti anche provvisori, beh, non c`è paragone. Ma penso anche a quelli che stanno ancora negli alberghi sulla costa o a quelli che non riescono a rimettere in moto la loro attività: quelli sono moralmente insoddisfatti. Vanno capiti. E aiutati.


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