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Principale - Intervista
17 maggio 2010

Taglio degli stipendi - intervista di Bianca Di Giovanni - l'Unità

Finocchiaro: "Solo adesso scoprono la casta ma poi colpiscono sempre i più deboli"

La Lega vuole colpire i politici, ma nel Pdl qualcuno frena. Se la manovra sarà equa e senza condoni, faremo la nostra parte

0norevole Finocchiaro ha visto? La destra ha scoperto la casta.
«Noi l`avevamo scoperta e combattuta prima di loro. Mi ricordo nel `99 una proposta Mussi sui dipendenti pubblici diventati parlamentari che avrebbero dovuto pagarsi da sé i contributi del proprio lavoro. Non è uno scherzo: è una misura più efficace del taglio del 5% dello stipendio, eppure non mi ricordo battaglie a destra». Anna Finocchiaro parla da senatrice e da magistrato, proprio le due figure finite nel mirino dei leghisti rigoristi dell`ultima ora. Una raffica di attacchi, gridati sulla stampa, per preparare le «truppe» alla cura dimagrante che il Tesoro sta cucinando. Così la Lega ha avviato i proclami sull`etica e il rigore. «Meglio tardi che mai, su questo non abbiamo nulla da imparare. Se fossi nel Carroccio mi preoccuperei però di quello che dichiara l`alleato Cicchitto, il quale dice no a proposte che vengono da una parte sola. Dovranno ancora mettersi d`accordo».
Onorevole, sa bene che il taglio agli emolumenti di politici e alti dirigenti è un tema che affascina anche il popolo di sinistra.
«Lo affascina tanto che, ripeto, noi l`abbiamo già fatto. Ma sempre all`interno di un quadro di riforme strutturali,
non inseguendo facili giochetti».
Che intende dire?
«Voglio dire una cosa semplice: se si invoca in pubblico il taglio del 5% dei parlamentari, per poi rivalersi su gente che guadagna 1.300 euro al mese, allora non ci siamo. Io sono pronta a tutto, a una sola condizione: che la manovra sia equa. Che non si tocchino i redditi dei più deboli, che non si tocchino i pensionati o i pensionandi, che non si facciano i condoni. Se ci sono proposte serie,
condivise anche con i rappresentanti dei lavoratori, allora ciascuno farà la sua parte. Su questo non ci sono dubbi. Voglio ricordare che siamo stati noi a chiedere di aumentare l`aliquota fiscale a chi guadagna quanto un parlamentare o di più».
Lei teme misure inique. Ma oggi (ieri, ndr) Tremonti ha assicurato che tutte le indiscrezioni comparse finora sono
«confuse e confusionarie». Insomma, ha azzerato tutte le ipotesi.

«Aspetteremo le proposte vere e valuteremo. Finora abbiamo sentito parlare di blocchi alle liquidazioni, congelamento dei rinnovi contrattuali per i pubblici, chiusura di finestre, tagli alle pensioni, e non una voce sul rílancío e sullo sviluppo. Se sarà così, non si sa davvero da che parte andiamo».
Magari sono cose che si dicono e poi non sono vere.
«Esatto: come quelle che ci hanno raccontato finora. Che l`Italia era a posto, che stava meglio degli altri, che i conti erano in ordine, che potevamo uscire, comprare e spendere, che la crisi non c`era. Oggi la musica è cambiata di colpo».
Bossi oggi spiega che è l`Europa a chiedere i sacrifici.
«Che Paese è mai questo, che prima nega la crisi, e poi se la prende con l`Europa. In tutto questo il premier ha responsabilità pesantissime».
A questo punto cosa chiederete in Parlamento?
«Non crederanno certo che nel momento in cui si chiedono sacrifici al paese se la possono cavare con un decreto, magari varato in 9 minuti e mezzo. Vengano in Parlamento.
Anzi, venga il premier a metterci la faccia, a spiegare il perché di tutto questo e chi dovrà fare i sacrifici. A quel punto valuteremo. E ci dica anche come pensa di finanziare il federalismo».
Lei pensa che il federalismo sia a rischio a questo punto?
«Penso che prima di fare qualsiasi ipotesi sul federalismo bisogna conoscere i numeri».
Calderoli si è impegnato a portarli in Parlamento entro giugno.
«Vedremo. In ogni caso non pensino di pagare il federalismo svuotando i diritti fondamentali dei cittadini, come quello alla salute».


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economia   finanze  
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