
"Il Presidente della Corte dei Conti dott. Tullio Lazzaro, nella sua audizione in Commissione, ha sostenuto che la gestione del patrimonio immobiliare pubblico ha mostrato finora una scarsissima efficienza, e che dal trasferimento dei beni agli enti territoriali può derivare un suo miglior utilizzo e un volano finanziario per interventi di riqualificazione del territorio.
Vi è un dato fornito dal presidente Lazzaro che, nella sua crudezza, li riassume tutti. Lo Stato corrisponde annualmente a privati per fitti passivi oltre 500 milioni di euro, mentre ne incassa a titolo di canoni circa 20.
Il gruppo del PD condivide pienamente queste considerazioni, ed è per questo che si è impegnato attivamente per una corretta attuazione di quanto previsto dall'art. 19 della legge n. 42/09 in materia di attribuzione a regioni ed enti locali di un proprio patrimonio, ulteriore rispetto a quello già da loro posseduto.
Abbiamo però dovuto constatare che lo schema di decreto legislativo inizialmente presentato dal Governo era carente, superficiale e poco coraggioso, tale da comportare più oneri che benefici per regioni ed enti locali. E, con nostra grande sorpresa, non affrontava in alcun modo il rapporto tra patrimonio e debito, che in un Paese in cui il rapporto tra debito e PIL ha raggiunto il 116% è quantomeno stupefacente.
E' quindi iniziato un intenso lavoro di vera e propria riscrittura del decreto condotto inseme al Ministro Roberto Calderoli, del quale voglio dare atto ai relatori Marco Causi e Massimo Corsaro, con un risultato che per noi non è ancora soddisfacente.
Lo dico anche in rapporto ai tempi della discussione, che sono risultati del tutto inadeguati nonostante l'intenso lavoro svolto dalla Commissione, se si considera che i prescritti pareri delle Commissioni bilancio di Camera e Senato sono stati resi solo questa mattina, o sono ancora in corso di perfezionamento quando ormai si sta per votare sul parere.
Per noi è stato un pessimo modo di iniziare il nostro lavoro, scoprendo solo negli ultimi giorni che vi erano questioni essenziali come i canoni delle concessioni idroelettriche, il tema dei giacimenti petroliferi e di gas neanche prese in considerazione, per non parlare degli oneri attualmente in carico allo Stato per i beni da trasferire che risultano del tutto ignoti. Sia chiaro che avanti così non si può andare, e che il nostro gruppo esprime un voto di attesa nella speranza che cambi l'andazzo, altrimenti a partire dal prossimo decreto saremo costretti, nostro malgrado, ad un atteggiamento del tutto diverso.
La proposta originaria di decreto metteva al centro non l'uso ottimale del patrimonio in rapporto alle funzioni svolte, ma la questione della sua valorizzazione ai fini della vendita. Il parere ora modifica profondamente quell'impostazione, e condiziona il Governo a mettere al centro il tema del miglior utilizzo del patrimonio, con domande da parte degli enti locali che descriveranno l'uso che se ne vuol fare, con il trasferimento che non avverrà una tantum ma attraverso decreti biennali che lo renderanno continuo nel tempo, con il contradditorio tra i Ministeri e l'Agenzia del Demanio sulla richiesta di escludere beni dal trasferimento, con l'abrogazione della parte che modificava la normativa dei fondi immobiliari pubblici.
Un'altra questione fondamentale che, grazie alla nostra insistenza, è stata inserita nel parere riguarda la destinazione delle eventuali alienazioni del patrimonio trasferito, che prima era del tutto assente. Si prevede che i proventi vadano tutti utilizzati per l'abbattimento del debito pubblico, con il 75% destinato al debito dell'ente destinatario del trasferimento e il 25% al debito dello Stato.
Ieri sera il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha riconosciuto la centralità della questione che abbiamo posto, soprattutto in una situazione di gravissima crisi finanziaria nella quale l'attenzione sarà sempre più rivolta al volume globale del debito pubblico. La nostra proposta è che gli enti territoriali siano chiamati dallo Stato a collaborare alla dismissione del patrimonio non strategico, come da tempo si dice di voler fare ma senza successo, per ottenere finalmente una significativa riduzione del debito. E chiediamo anche che si riconoscano gli effetti di squilibrio causati dalla difforme collocazione territoriale dei beni trasferiti, in modo da tenerne conto nella distribuzione delle risorse a fini perequativi.
Alle spese relative ai beni trasferiti non si applicano i vincoli relativi al Patto di stabilità interno. Anche questo non era previsto nella versione originaria del decreto.
E' stata poi introdotta la facoltà di trasferire ai comuni aree di pertinenza dei porti nazionali, previa autorizzazione delle Autorità portuali, mentre si è chiarito che sono escluse dal trasferimento i parchi naturali e le riserve naturali statali.
I motivi principali della nostra insoddisfazione riguardano, oltre la questione del debito rispetto alla quale le risposte ricevute sono ancora insufficienti, altri due temi: il demanio idrico e marittimo e il tipo di beni patrimoniali oggetto di trasferimento.
Grazie al lavoro dei relatori, anche nel caso del demanio sono state apportati significativi cambiamenti rispetto al testo originario. I compendi vengono trasferiti alle regioni ope legis, per assicurare l'unitarietà della gestione. Gli eventuali procedimenti di sdemanializzazione dovranno comunque essere effettuati dallo Stato, tramite l'Agenzia del demanio. Il trasferimento deve essere accompagnato dal contestuale riordino del regime giuridico del demanio pubblico, con un necessario adeguamento dei relativi articoli del Codice Civile, per evitare i possibili contenziosi.
Ma resta una grande questione non risolta, quella dei costi di gestione di questi beni, che non si è voluto che potessero essere calcolati ai fini del trasferimento delle relative risorse alle regioni. Poichè questo tema richiama una grande questione nazionale come la difesa idrogeologica del suolo, noi proponiamo che essa venga affrontata nell'ambito delle risorse aggiuntive e degli interventi speciali effettuati dallo Stato anche in attuazione dell'art. 16 della legge 42.
E non ci è piaciuto il mercanteggiamento sulla titolarità dei laghi che insistono su più regioni, che a nostro parere, come è per i fiumi, devono restare allo Stato.
Quanto al tipo di beni patrimoniali oggetto del trasferimento, il Governo ha mostrato molto poco coraggio e una vocazione molto poco federalista, escludendo in partenza un intervento locale sui beni culturali e non comprendendo nel trasferimento i beni in uso al Ministero della Difesa non più utilizzati a fini istituzionali.
Grazie al lavoro dei relatori il parere comprende un impulso ad accelerare le procedure per la stipula degli accordi di valorizzazione secondo quanto previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, e riapre la questione degli immobili della Difesa. Ora dovrà essere stabilito un temine certo, che noi proponiamo sia di un anno o al più di diciotto mesi, entro il quale se gli immobili in uso alla Difesa attualmente oggetto di valorizzazione non risultano trasformati, possono essere inseriti nei successivi elenchi biennali di beni da trasferire agli enti territoriali.
Come è evidente, il decreto che risulterà dal parere che ci viene ora sottoposto è profondamente diverso da quello originariamente proposto dal Governo, e questo grazie anche al contributo del nostro gruppo. Ciò nonostante i motivi di insoddisfazione sono ancora molti, e confesso che questa volta siamo stati molto tentati dall'esprimere un voto contrario.
Non lo faremo perchè riteniamo che il lavoro della Commissione sia stato tale da cambiare in profondità il decreto.
E vogliamo esprimere fiducia, con il nostro voto, che la Commissione parlamentare potrà condizionare fortemente il Governo nei prossimi decreti legislativi, lavorando senza contrapposizioni precostituite tra maggioranza e opposizioni, a partire dal prossimo fondamentale sull'autonomia impositiva degli enti locali.
La nostra impressione è che nella maggioranza stia prevalendo un approccio minimalista all'attuazione della legge 42, mentre il PD si riconosce pienamente nella sua attuazione completa e integrale.
Per questo il nostro voto sarà di astensione".