
"Ignavi» e «addormentati», dice Vincenzo Cerami. «Né carne né pesce», rincara il solito Di Pietro. Sul Pd che si è astenuto in bicamerale sul federalismo demaniale (approvato ieri dal Consiglio dei ministri) piovono critiche. Che vengono respinte al mittente da Walter Vitali, capogruppo Pd in bicamerale, che ha seguito da vicino tutto l`iter del federalismo, fin dalla stesura della legge delega approvata nel 2009. «Ci siamo astenuti anche allora e la notizia fu quella, non certo il voto favorevole dell`Idv. Vista l`importanza del provvedimento, il fatto che il principale partito dell`opposizione non abbia votato contro significò un sostanziale disco verde».
Ma stavolta la vostra astensione ha generato più perplessità... «Se avessimo ragionato in una logica bianco o nero avremmo votato no al federalismo demaniale, ma così avremmo buttato alle ortiche tutto il lavoro che abbiamo fatto per riscrivere il decreto: a partire dalla norma secondo cui i proventi dalla vendita dei beni saranno destinati alla riduzione del debito pubblico».
Quali erano le ragioni per votare no? Al trasferimento a regioni ed enti locali di coste, fiumi e laghi, senza aver calcolato bene i costi di gestione, rischia di trasformarsi in un aggravio per questi enti. Tra le ipotesi di Tremonti per la manovra, ci sono anche
4 miliardi di ulteriori tagli per Regioni ed enti locali, che sarebbero "compensati" dal trasferimento dei beni demaniali. Ma non è così. E ancora: noi volevamo più coraggio sul trasferimento dei beni della Difesa, che sono quelli che valgono davvero...».
Ripeto: perché allora non votare no? «Siamo solo al primo decreto, ce ne saranno almeno altri quattro e avremmo dato il segnale che il Pd si chiamava
fuori. La maggioranza si sarebbe chiusa, ci saremmo alienati la possibilità di far valere il nostro lavoro in
Commissione. Ricordo che la nascita della commissione parlamentare è stata una nostra conquista l`anno scorso...».
Ma il Pd è per il federalismo fiscale oppure no? «Siamo per il federalismo secondo la Costituzione, cooperativo e solidale, così come previsto dalla legge delega approvata nel 2009, assai diversa dalla bozza che Pdl e Lega avevano presentato l`anno prima. Oggi quella legge la difendiamo noi, mentre la maggioranza ha un approccio minimalista. Vogliono ridurre al minimo i livelli essenziali delle prestazioni in modo da ridurre la perequazione tra regioni ricche e povere e sembrano interessati solo al coordinamento tra le regioni del Nord».
Il Pd è diviso tra anima nordista e sudista? «Ci sono differenze, sensibilità diverse che vanno anche oltre la questione territoriale. Ma ciò che abbiamo scritto nella legge sulla perequazione integrale mette al riparo il sud dalle preoccupazioni. Anzi, io credo che un recupero sugli sprechi grazie ai costi standard possa consentire di elevare i servizi anche nel Mezzogiorno».
La crisi condizionerà il cammino del federalismo? «Penso di sì anche se non me lo auguro».
Bossi vi ringrazia, Fini sembra più critico di voi sul federalismo... «Noi andiamo per la nostra strada e saremo i primi ad avanzare proposte al governo. Può essere che su certi temi, come la perequazione per le regioni più deboli, ci troveremo più vicino a Fini. Ai primi di giugno lanceremo
le nostre idee su tutti i prossimi decreti, a partire dalle tasse destinate a Comuni e Regioni. Su queste si misurerà il nostro voto, non sulle fanfaronate alla Di Pietro».