
"L'arte, la musica, la cultura in Italia non sono un settore tra i tanti: sono una questione vitale per la Nazione. Hanno a che fare con la sua libertà, con il nutrimento della coscienza civile. Dobbiamo sapere che il no alla cultura è un no alla libertà. Parliamo semplicemente della nostra Patria, del suo essere, della sua consistenza, del suo sentimento comune, di ciò che la fa riconoscere nel mondo. Ciascuno di noi rappresenta, in Parlamento, nei territori, tutta l'Italia ma anche tante parti diverse d'Italia, e sa dove stanno la mente e il cuore della nostra gente, che non vede l'ora di poter assaporare la cultura, la musica, il teatro. Nessuno davvero può impedire questa visione, questo desiderio. Nessuno può restringere i confini di questa aspirazione nazionale". Lo dice la senatrice del Pd Albertina Soliani che continua: "Non possono i tagli essere una politica, una riforma: sono semplicemente una rinuncia, sono una sconfitta, sono un danno.
Non crede, signor Ministro, che la tradizione culturale italiana si attendesse ben altro? Ricordando che 135 anni fa nell'aula del Senato sedeva Giuseppe Verdi. Scrivendo nel 1883, già senatore a vita, al ministro dell'istruzione di allora, Guido Baccelli, a proposito dei teatri, Giuseppe Verdi se ne usciva con questa semplice espressione: «Dote ai teatri. Dote ai teatri e non imposte». Dote è la parola appropriata, quella che evoca un'eredità da trasmettere per il futuro. Senza i teatri non ci sarebbe stata l'Italia unita, quell'Italia unita che anche Verdi aveva costruito perché non rimanesse - come disse - povera, debole, senza libertà e semibarbara".