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Commissione 02 - Giustizia - Intervista
7 luglio 2010

Lodo Alfano - intervista - il Fatto Quotidiano

D'Ambrosio: "Una legge impossibile da migliorare"

Ho incontrato Ceccanti e gli ho espresso le mie perplessità sul suo emendamento al Lodo Alfano, chiedendogli di ritirarlo". Così Gerardo D`Ambrosio, senatore Pd ed ex pm, racconta la retromarcia dei democratici di ieri, che è anche una sua vittoria.
Senatore, cosa ha detto a Ceccanti?
Gli ho spiegato che il suo testo legittimava la possibilità che potesse essere eletto presidente della Repubblica qualcuno con dei procedimenti penali in corso. Un principio inammissibile in uno stato democratico.
Alla presidenza della Repubblica deve andare un uomo
di specchiata onestà, che sia migliore di tutti noi. D`altra parte, non è mai successo nella storia della nostra Repubblica che l`inquilino del Quirinale sia stato
messo sotto processo.
Ma quale era la ratio che ha portato alla presentazione di questo emendamento?
Si voleva evitare che il presidente della Repubblica
dipendesse dal voto del Parlamento. E si supponeva che ci
potesse essere una magistratura politicizzata con la volontà di far fuori il capo dello Stato. E anche questa è una posizione da non avallare.
Ma Ceccanti cosa le ha detto?
Mi ha spiegato le sue motivazioni: voleva sottrarre la decisione sul presidente della Repubblica al Parlamento, perché una maggioranza contraria avrebbe potuto metterlo in difficoltà.
E come ha giustificato la sua marcia indietro?
C'è stata una reazione forte. E poi il Lodo Alfano concede privilegi al premier e ai ministri che una legge costituzionale non può avallare. Questa è una legge che non si può accettare neanche emendata. Avranno avuto un peso anche le mie obiezioni e le lettere che gli ha scritto Pardi.
Ma nei vertici dei gruppo quanta irritazione c`è stata? C`è qualcuno che ha spinto più degli altri per il ritiro?
Francamente, non lo so.


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