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Principale - Intervista
16 luglio 2010

Berlusconi - intervista di Giovanni Maria Bellu - l'Unità

Zanda: "Un ricatto potenziale
Ecco l'uomo che ci governa"

Il caso di 'Cesare' e la P3 ripropone i timori, non solo nazionali, sulla vulnerabilità del premier
Urgente un chiarimento davanti alle Camere

Ogni Natale Luigi Zanda regala agli amici un libro che fa stampare per l`occasione in un numero limitato di copie. Per il Natale del 2009 ha fatto tradurre il rapporto di lord Alfred Thompson Denning sul "caso Profumo", lo scandalo sessuale che nel 1963 travolse il governo inglese. Dalla lettura del Lord Denning`s report emerge un modo di sentire le responsabilità pubbliche molto diverso
dal nostro. E rivela che nel Regno Unito certe preoccupazioni sono avvertite da tempi lontani: «Gli
uomini pubblici - scriveva lord Denning - sono più vulnerabili che in passato: ed è quindi più che mai opportuno che non diano causa di scandalo».
Nella scelta del cadeau del 2009 sono stati determinanti gli eventi della primavera-estate di quello stesso anno: il cosiddetto "Noemigate" e il successivo scandalo
delle escort a Palazzo Grazioli. All`epoca Luigi Zanda, che è il vicepresidente dei senatori del Partito democratico, pose un problema che le vicende della P3 e del suo "Cesare" - Silvio Berlusconi, come affermano
i carabinieri - hanno riportato d`attualità: quello della potenziale ricattabilità del premier.
Senatore Zanda, secondo lei Berlusconi è un uomo ricattabile?
«Non so se sia "ricattabile", questo al momento lo sa solo lui. Ma di sicuro ha avuto dei comportamenti che lo hanno reso potenzialmente ricattabile. Fu quanto sostenni un anno fa...»
Erano i giorni della scoperta del va e vieni di escort a Palazzo Grazioli.
«Esattamente, erano quei giorni. Fermo restando che ciascuno, e quindi anche il presidente del Consiglio,
in privato può fare quello che gli pare, naturalmente restando nell`ambito di comportamenti legali, esiste per un uomo pubblico un dovere di decoro, di non eccedere...».
Come diceva Lord Denning...
«E lo diceva più di quarant`anni fa parlando di "comportamenti che non diano causa di scandalo". Quello
che ho chiamato "dovere di decoro" coincide appunto col dovere di non assumere comportamenti che, dando scandalo, possano esporre l`uomo pubblico al ricatto. E, nel caso
di un premier, l`eventuale ricatto non colpisce solo lui come persona, ma il Paese intero».
Perché il Paese intero?
«Perché chi ricopre alte cariche di governo viene a conoscenza di dossier riservati e di molti segreti. Segreti di Stato, militari, diplomatici, finanziari. E anche di segreti internazionali dei quali non ha nemmeno
la disponibilità perché non appartengono al nostro Stato ma ad alleanze più ampie. Penso, per esempio, alla Nato. È necessario avere la certezza che registrazioni e fotografie di quel che accade nell`appartamento del Presidente del Consiglio non vengano usate contro di lui».
Quindi sono comportamenti che allarmano anche i nostri alleati.
«Di certo sono comportamenti che vengono valutati dalle cancellerie degli altri Stati e non credo in modo rassicurante...».
Nel caso delle escort quali sono stati da parte del premier i comportamenti a rischio?
«Mi limito a elencare le cose che sono apparse sui giornali, compresi quelli più vicini al premier. Sappiamo
che a Palazzo Grazioli sono entrate certe signore che non si sa se Berlusconi conoscesse o meno e, con loro, dei personaggi discussi. Sappiamo che sono stati introdotti
registratori, macchine fotografiche. Vicende che rivelano una grave imprudenza oltre che un`assenza totale di misure di sicurezza anche minime. E sappiamo anche che quel luogo violato, Palazzo Grazioli, non è solo l`appartamento privato del premier ma è, di fatto, una seconda sede del governo: visi svolgono riunioni politiche, avviene
l`esame di dossier...».
Questo un anno fa. Poi lo scandalo delle escort uscì dai giornali e del pericolo-ricattabilità non si parlò più.
«Diciamo francamente che la questione non fu molto considerata neanche allora».
Ma le vicende della P3 la riportano d`attualità.
«Direi di sì perché, sempre stando a quanto leggiamo su tutti i giornali, emerge una contiguità del premier
con personaggi di un mondo politico-affaristico ai margini della legge».
Anche oltre, probabilmente, se si pensa che l`ex sottosegretario Nicola Cosentino è libero solo perché il Parlamento non ha autorizzato l`arresto che era stato chiesto dalla magistratura per concorso esterno in associazione camorristica. Ecco, Cosentino resta coordinatore del Pdl. Non le pare che anche questo sia un indizio di "ricattabilità"?
«È difficile dare una valutazione su questa decisione di Berlusconi senza conoscere bene i fatti specifici.
Ma di certo possiamo fare considerazioni generali sul sistema di relazioni politiche che ha costruito a partire dal 2001 e constatare che tutti i giorni spuntano come funghi questioni che hanno a che fare con la legge penale. Se poi Cosentino continua a fare il coordinatore del
Pdl campano perché controlla molti dei voti o perché ha argomenti diciamo più "convincenti" nei confronti di Berlusconi non siamo in grado di dirlo. Ma certo esistono
motivi seri di preoccupazione».
"Potenzialmente ricattabile", dunque.
«Certamente. A fronte di questi fatti è necessario acquisire la certezza che il Presidente Berlusconi sia al sicuro da qualsiasi ipotesi di ricatto.
C`è un modo?
«Intanto sarebbe necessario e urgente un dibattito parlamentare. Berlusconi non l`ha mai accettato. Non si presenta mai in Parlamento. In tutta la legislatura è venuto in Senato una sola volta».
Quindi c`è da pensare che non lo farà neanche questa volta benché il Pd, con Anna Finocchiaro, l`abbia chiesto
al presidente del Senato.

«Non sono ottimista. Berlusconi disprezza il Parlamento e l`ha dimostrato più volte. La mortificazione del Parlamento è un aspetto della progressiva disarticolazione dello Stato che ha avviato fin dal 2001 con interventi pesanti sulla legislazione, sulle autorità di garanzia,
sulla magistratura, sulla pubblica amministrazione con una politica estera particolarmente disinvolta. Quando incontra Putin non sappiamo se lo fa perché è suo
"amico" o nell`ambito di un rapporto tra Stati. E poi col consolidare il suo controllo sull`informazione televisiva accompagnato a una politica più che ostile nei confronti
della stampa. È su questa mortificazione dello Stato che prosperano corruzione e illegalità».
Sembra proprio che il caso Italia stia uscendo dall`ambito politico e stia entrando in un altro ambito. Qualcosa che parla più alla legalità, e al suo contrario, la criminalità, che alla politica. Anche nel centrodestra si avverte questa paura. Ed è anche da qua che potrebbe venire un governo di emergenza. Cosa dovrebbe fare
questo governo?

«Quando nel 2008 cadde il governo Prodi ero tra quelli che si auguravano la riuscita del tentativo di Franco Marini: un governo di pochi mesi per ridare all`Italia una legge elettorale democratica.



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