
Dopo un ciclo che potremmo definire di "astensionismo filo-federalista", sta subentrando nel Pd una posizione più riflessiva man mano che dal cielo della mitologia leghista si scende agli inferi dei tagli, stabiliti da Tremonti.
In affanno appare adesso il progetto, lungamente e vanamente accarezzato al Nord, di assorbire l`anomalia
bossiana attraverso una politica di mimesi e compenetrazione nella cornice di una medesima polemica
anticentralista e antiromana. La sfida non sarebbe sull`accettazione o meno del federalismo, ma sul grado di coerenza e efficacia del progetto a seconda della sua
concreta declinazione politica.
In realtà, cosa sia o debba essere il federalismo ancora non è chiaro. Ognuno, a modo suo, lo associa a una aggettivazione di comodo, enfatizzando ora l`aspetto competitivo, ora l`aspetto solidaristico. La Costituzione, per altro, nemmeno parla di federalismo, sicché dovrebbe persino risultare incongrua la denominazione che pure è stata conferita alla commissione bicamerale sul cosiddetto federalismo fiscale. In quella sede sono state presentate
varie elaborazioni di ordine statistico sulla composizione della spesa pubblica e sulla capacità fiscale dei diversi territori. Da ciò emerge la tesi prevalente secondo cui la via d`uscita dal pantano dell`inefficienza burocratico-statuale andrebbe identificata nella certificazione dei costi standard come parametro fondamentale per il finanziamento del fabbisogno di ogni comunità. Come individuarli e come utilizzarli, senza generare danni, rientra però nella ragnatela degli enigmi. Nel vuoto di organiche proposte s`intravede pressoché solo una laboriosa ridefinizione della fiscalità immobiliare, esercizio a cui si lega l`aspirazione degli amministratori locali a raccogliere nuove e più adeguate risorse da destinare alla erogazione dei servizi. Nella sostanza
si manipola e si potenzia l'Ici, ma il rischio è che nel tempo sia crescente l'effetto di sperequazione in termini
di gettito tra gli oltre 8000 comuni italiani. Insomma, stenta ad imporsi una visione generale.
Il ministro dell`economia, nella sua audizione in bicamerale, ha fatto leva sulla rilevanza di un processo
che mira a integrare informazioni e competenze nel quadro
delle relazioni dello stato ordinamento. A differenza
del passato, il tono del ragionamento è apparso più misurato, anche se appeso alla solita retorica sul
principio storicamente messo in atto dai coloni americani:
no taxation without representation. Tuttavia il problema che finora non è stato inquadrato con la necessaria limpidezza consiste nel groviglio di obiettivi e finalità.
A parte la retorica, non si riesce ad illuminare lo sfondo di una operazione che ha in sé la pretesa d`incarnare l`ethos di un cambiamento strutturale. Nel frattempo uno studio recente di Unicredit ha messo in evidenza ciò che normalmente s'ignora, come ad esempio il fatto che la Lombardia, nel calcolo dell`import-export a scala locale,
raggiunga un attivo consistente solo grazie all'interscambio con le altre regioni italiane, specie quelle del Mezzogiorno. Ma la domanda che traina il commercio della Lombardia esiste perché la debole economia
del Sud trova il sostegno di trasferimenti pubblici generosi. I numeri appaiono inequivocabili. Le entrate totali sono di 13.600 euro pro-capite nel Centro-nord e
di 7.400 nel Mezzogiorno; ma, in pari tempo, la spesa primaria delle amministrazioni pubbliche è rispettivamente di 11.100 nel Centro-nord e di 10.100 euro pro-capite nel Mezzogiorno. Il riequilibrio arriva alle soglie della perfetta equiparazione. Ora la domanda è la seguente: grazie al federalismo, questo sforzo solidaristico tenderà a confermarsi nel futuro, benché in un crescendo di auspicabile rigore, o in nome di una riqualificazione della spesa, insieme alla lotta agli sprechi e alle inefficienze, piuttosto si allenterà un impegno così oneroso e sfuggirà di mano la garanzia della coesione nazionale? Alla resa dei conti, il riformismo non può e non deve perdere di vista l`interesse generale del paese. Troppe alchimie, sull`onda del federalismo, finiscono
infatti per assegnare all`opposizione un ruolo confuso e improduttivo.