
Maghi e indovini potrebbero non essere più i soli a predire il futuro, anche gli scienziati sono entrati nel settore e rivendicano capacità divinatorie incoraggiati da dati precisi. La curiosità o l'ansia di sape¬re che cosa ci riserverà la vita: quanto vivrò? Incontrerò l'amore? Avrò dei figli? Forse a queste domande potrebbe davvero rispondere la scienza con meno fascino e mistero di un veggente ma certamente con più affidabilità e grado di certezza. Sono domande sempre più pressanti in un'epoca in cui profondi cambiamenti sociali e demografici impongono un cambio di prospettiva.
Partiamo dal dilemma dei dilemmi: la durata della vita. L'aspettativa media ormai supera gli ottanta anni nei paesi industrializzati ma come fare per sapere se ci arriverò? I primi risultati del più ampio studio statistico mai condotto sui centenari, e pubblicati sulla rivista "Science", dicono che la longevità è strettamente legata al patrimonio genetico mentre i fattori esterni come lo stile di vita, l'ambiente in cui viviamo, il cibo, influenzerebbero di meno. Anche i fattori di rischio per le malattie più diffuse, dal diabete all'ipertensione alle patologie cardiache, potrebbero essere strettamente legati ai nostri geni e quindi si possono conoscere in anticipo. Dall'analisi del patrimonio genetico, in teoria, potremmo dunque sapere se e quando ci ammaleremo e per quando è programmata la fine dei giochi.
Dieci anni fa, nel 2000, il biologo cellulare Steven Austad dell'Università di San Antonio in Texas, scommise con il suo collega di Chicago, S. Jay Olshansky, che la donna che vivrà centocinquanta anni era già nata. I due scienziati depositarono trecento dollari su un fondo di investimento americano e saranno gli eredi, nel 2051, a scoprire chi aveva ragione e ad ereditare il gruzzolo maturato nel tempo e che ammonterà a circa mezzo milione di dollari. Ma è molto probabile che Austad abbia ragione. Inoltre, che le donne vivano più a lungo degli uomini è ormai assodato ed è un fenomeno che non riguarda solo la specie umana. Alcuni scienziati giapponesi hanno fatto nascere dei topi con due genomi femminili ovvero senza un padre genetico - e questi topi con due mamme sono vissuti il 30 per cento in più dei cugini con i genitori di sesso differente. 1 maschi nel mondo animale hanno una struttura fisica più imponente, ma probabilmenre questo loro aspetto influisce sul metabolismo e ne limita la longevità. Così, stando alle statistiche, nel 2050 ci saranno sulla terra più di quattrocento milioni di ottuagenari e per la grande maggioranza saranno donne. L'allungamento della vita delle donne comporta profondi cambiamenti, a partire da un'alterazione del naturale ciclo biologico. Per secoli, la riproduzione umana è avvenuta nel periodo di massima fertilirà femminile, prima dei vent'anni, mentre oggi nei paesi industrializzati sempre più spesso i figli si cercano nella fase in cui la fertilità decresce drasticamente, sebbene vi siano ancora molti anni di vita davanti. Questa altera-zione del ritmo biologico implica un ripensamento. E ancora una volta la scienza ci mette lo zampino.
Una ricercatrice iraniana dell'Università di Teheran, Ramezani Tehrani, ha messo a punto un test grazie al quale è possibile stabilire l'età in cui una donna entrerà in menopausa. Con il semplice prelievo di un campione di sangue di donne tra i 20 e i 49 anni, i ricercatori sono riusciti a misurare la concentrazione di un ormone che viene prodotto dalle cellule delle ovaie e controlla lo sviluppo dei follicoli da cui si formano gli ovociti. Analizzando i numeri a scadenze triennali, è stato creato un modello statistico in grado di stimare, con minimi margini di errore, l'età in cui una donna entrerà in menopausa. È un risultato che può entusiasmare o preoccupare ma per lo meno è più sicuro della lettura dei tarocchi. Non è detto che il test si debba eseguire per forza, ma se una donna ha bisogno di pianificare alcuni progetti a lunga scadenza potrebbe essere di aiuto. Facciamo un esempio: a una donna di 33 anni viene prospettata un'occasione di lavoro irripetibile ma dovrà viaggiare molto e avrà poco tempo da dedicare alla famiglia; lei non vuole rinunciare al progetto di avere dei figli un giorno o l'altro. A cosa dare la priorità? In situazioni simili conoscere l'età in cui non potrà più sperare in una gravidanza potrebbe esserle di grande aiuto nella scelta, in una direzione o nell'altra. Non si tratta di fantascienza ma di circostanze concrete se si pensa che in alcuni casi, per ora non numerosi, i limiti imposti dall'orologio biologico femminile vengono superati ricorrendo alla tecnica del congelamento degli ovociti che permette di prelevare e conservare fino a quindici anni una riserva di uova fertili da utilizzare al momento che si ritiene più giusto. Una tecnica medica, nata per superare i problemi di infertilità, viene dunque utilizzata per ragioni "organizzative", ovvero postici¬pare il momento della ma¬ternità e conservare qualche chance in più di avere un figlio quando la natura potrebbe creare delle difficoltà. Il progresso della medicina aumenta l'autonomia delle donne? Da un certo punto di vista forse sì. Pensiamo a quanto potere decisionale hanno acquisito con la scoperta della pillola anticoncezionale. Solo da cinquantanni hanno iniziato a pensare che si può decidere quando avere un figlio, ma c'è voluto molto tempo per arrivare a considerare questa un'opportunità reale e non uno stravolgimento delle regole della natura.
Prevedere quanto più possibile ciò che potrebbe accadere al nostro corpo ha anche molte altre implicazioni. Esistono, per esempio, test genetici grazie ai quali è possibile calcolare la probabilità di ammalarsi di cancro al seno o alle ovaie. Due geni, il Brcal e il Brca2, fanno parte del patrimonio genetico di ogni individuo e servono per proteggere dalla crescita incontrollata delle cellule. Se vi è un'alterazione di questi geni, la persona è più esposta al rischio di ammalarsi di cancro e se un parente stretto ha avuto un tumore alla mammella il pericolo è ancora più elevato. In questi casi, è certamente consigliato eseguire accurati controlli periodici, ma si può anche ricorrere a soluzioni più radicali come la chirurgia preventiva. Da alcuni anni, proprio per scongiurare il pericolo dell'ereditarietà di questa malattia, molte ragazze, figlie di donne che hanno avuto un tumore al seno, si sottopongono all'intervento di mastectomia bilaterale per la rimozione di entrambe le mammelle, come una forma di prevenzione estrema, volta anche ad evitare la chemioterapia e la radioterapia.
uesto tipo di approccio comporta il ricorso a interventi chirurgici persino in assenza di una malattia e di conseguenza i medici non sono concordi nel consigliarlo. Al di là degli aspetti puramente clinici, quali conseguenze si avranno sulla psicologia e sulla vita sociale di quelle donne? D'altra parte però, l'intervento chirurgico preventivo potrebbe rappresentare un buon metodo per non ammalarsi di un cancro che ancora oggi miete molte vittime. Le opzioni cliniche si moltiplicano e con esse i dubbi.
Il desiderio di costruire un mondo perfetto, una vita perfetta con tutti i pezzi al posto giusto nel momento giusto può essere comprensibile e i continui e rapidi progressi compiuti dalla scienza possono evitare gravi problemi come, per esempio, quello di mettere al mondo un bambino con una malattia genetica ereditaria. Il primo test preimpianto su un embrione fertilizzato in vitro risale al 1990 e riguardava la fibrosi cistica ma oggi sono più di novanta le alterazioni genetiche individuali, compresi alcuni tumori ereditari. Evidentemente non può che essere giudicato positivo l'effetto di una scoperta che serve a scongiurare delle malattie ma vanno tenute presenti le difficoltà nell'applicazione di queste tecniche e le implicazioni di tipo etico. Non possiamo ignorare, infatti, che la manipolazione genetica può essere utilizzata anche per determinare a tavolino le caratteristiche fisiche e forse anche quelle mentali dei futuri esseri umani.
Ciò che va in ogni modo perseguito, dunque, è il giusto equilibrio tra le potenzialità che abbiamo nelle nostre mani e l'integrità e la lungimiranza nel gestirle.
La scienza deve essere libera di esprimere la propria creatività e inseguire le intuizioni per esplorare ogni aspetto della biologia, degli esseri viventi, del nostro universo. Del resto la spinta alla conoscenza è uno di tratti principali che caratterizzano gli esseri umani e per questo dovrebbe essere incoraggiata in ogni modo, anche con risorse economiche adeguate. Tuttavia non può mai venire meno il buon senso e la corretta informazione allorché si decide se ricorrere o meno ad una determinata tecnologia. Certamente non può essere il mercato o la disponibilità economica del singolo cittadino a determinare quali strumenti diagnostici o terapeutici utilizzare tra tutti quelli disponibili perché ciò comporterebbe gravi iniquità e aggraverebbe le disparità sociali. Quelle che devono sempre prevalere sono le indicazioni cliniche e l'utilità reale di un test o di un'azione preventiva ai fini della tutela della salute e non solo di una perfetta organizzazione della vita professionale e familiare.