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Principale - Intervista
27 luglio 2010

Pdl - intervento - L'Ago e il Filo

Follini: Scendiamo dal ring

Il diavolo si nasconde nei dettagli, ammoniva Wittgenstein. Già, ma quanti dettagli, magari minuscoli, sono decisivi nella contabilità politica italiana? Noi combattiamo da qualche anno battaglie furibonde per conquistare un piccolo lembo di terra, e quasi nessuna battaglia per cercare di conquistare l`anima del Paese. E infatti, il più vicino a quell`anima sembra ancora essere -malgrado tutto, e malgrado se stesso- il Cav, che l`ha fatta sua molto prima di entrare in politica grazie alle sue televisioni. Poi però anche lui ha cominciato a perdere colpi e il risultato è che ora siamo tutti dentro la palude, come ha osservato giustamente Ritanna Armeni.
L`ultimo esempio, se vogliamo, è quello della legge
sulle intercettazioni. Berlusconi la vuole subito e la
vuole a ogni costo, come se la sua sorte politica vi si
legasse inesorabilmente (e drammaticamente). Fini
sceglie a sua volta di sfidarlo su questo terreno, evitando con prudenza di prendere perle corna il toro
della leadership. Noi a nostra volta indossiamo l`armatura delle grandi occasioni, come se da questo scontro parlamentare dovesse discendere un`altra Italia.
Ora, sia chiaro: la legge è orribile, e merita tutta la nostra opposizione. Ma l`idea che sia questa la trincea su cui si vince o si muore appare - almeno a me - del tutto sproporzionata. Semmai, l`argomento sembra fatto apposta
per cavare il peggio da tutti noi: la protervia del governo e il radicalismo dell`opposizione (e della piazza), avvinghiati l`uno all`altro per non cambiare mai niente di se. Mi consola che il loro difetto sia molto
più grave del nostro. Ma solo fino a un certo punto.
E fatto è che al declino di Berlusconi non corrisponde la fortuna, non dirò l`ascesa, di Occorre abbandonare
un`opposizione rituale, e pensare a come costruire una forza capace di interpretare un senso comune diverso da quello che va per la maggiore nessuno dei suoi oppositori. E un gioco lose-lose, direbbero gli inglesi: i prezzi che l`uno paga, l`altro non li incassa. Le crepe dell`edificio berlusconiano cominciano a farsi vistose e profonde. A cominciare da quella corte petulante che gli tiene bordone e che, giorno dopo giorno, rivela tutta la sua inanità.
Una compagnia di giro da cui nessun Paese minimamente
orgoglioso di se, e dotato di un establishment appena appena decente accetterebbe mai di farsi guidare. Ma quelle crepe a loro volta non puntellano l`edificio dell`opposizione. Le sue ombre non gettano nessuna luce su di noi. Segno che la loro crisi comincia a contagiare anche noi, e che quando da quella parte fioccheranno i fischi, per noi non è affatto detto che ci saranno applausi.
Noi abbiamo ritagliato la nostra agenda dentro quella
del nostro avversario. Ci siamo scavati una nicchia
nella narrazione del Cav, illudendoci che il pendolo dell`alternanza prima o poi avrebbe riportato
le cose in equilibrio e offerto anche a noi l`occasione
della rivincita. Errore. Berlusconi ha scavato più a fondo di noi. Ha saputo elaborare un`idea del Paese e della sua politica a partire dalla quale il suo primato ha sempre teso a consolidarsi, per quanti errori possa aver fatto. E infatti ancora oggi ci tiene tutti su quel ring dove si ripete da vent`anni a questa parte un combattimento di cui lui conosce meglio di tutti la tecnica, le regole e perfino i trucchi.
Dovremmo scendere il prima possibile da quel ring. Non offrirgli più il vantaggio di un`opposizione rituale,
che ragiona per simmetrie e si illude di crescere per giustapposizione.
Pensare semmai a come costruire una forza capace di interpretare un senso comune diverso da quello che va per la maggiore.
Riconoscendo che in un paese come il nostro la vera sfida avviene sulla capacità di costruire un nuovo equilibrio e non sull`illusione di trarre qualche profitto dalla consumazione dell`equilibrio altrui. In altre parole occorre capire che al punto in cui siamo la prossima volta vincerà chi saprà unire il Paese, celebrando finalmente il rito della sua pacificazione civile e sociale, rammendando strappi e lacerazioni, e non già illudendosi di opporre la propria partigianeria, buona e generosa, a quella "cattiva` dei Cav e dei suoi scudieri.
La caduta di Berlusconi sembra per certi versi all`ordine
del giorno. È inscritta in alcuni gesti e in alcune parole che forse per la prima volta segnano l`acuirsi della sua distanza dal mainstream del Paese. È inscritta soprattutto nel suo silenzio, nella sua evidente (e inedita) incapacità di animare il discorso pubblico. E un disco rotto, il suo. E si comincia a sentire. Ma se noi non cambiamo spartito, la sua crisi metterà noi ancora più in crisi. A quel punto la sua sconfitta diventerebbe la sua paradossale rivincita.


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