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Principale - Intervista
27 luglio 2010

Pd - lettera - Europa

Bianco, Maccanico, Barzini, Battaglia, Gozi, Marcucci, Musi: Caro Bersani, ora l'Internazionale democratica

Caro Bersani, in queste settimane i Liberal-Pd hanno
fatto (e faranno) la loro parte nella battaglia contro la
manovra finanziaria proposta dal governo. Consentici allora di dirti - anche sulla base dell`esperienza fatta - che in vista della Legge finanziaria 2011-2013 è necessario per il Pd rovesciare il tipo di intervento politico finora adottato. C`è infatti un carattere nuovo ormai assunto dai documenti economico-finanziari dei governi occidentali che non si può ulteriormente ignorare. Non si tratta più di diagnosi e terapie dei problemi nazionali, collegati in qualche modo a questioni più vaste. Sono invece l`espressione di un disegno che copre problemi comuni ad una vasta area di paesi
omogenei; e, sul piano interno riflettono con puntualità le analisi e le stesse politiche adottate d`intesa sul piano internazionale, nel caso nostro sul piano europeo. È a questo carattere nuovo che non si può non adeguare l`azione politica del Pd.
Dopo la manovra, anche la nuova legge finanziaria avrà
la stessa impostazione, è stata voluta, come sappiamo, dai
paesi più forti dell`Unione europea, a cominciare dalla
Germania. Ed è l`impostazione nettamente conservatrice:
rigorismo di bilancio e contenimento della spesa. In Europa e in America, peraltro, nessuno mette in discussione il risanamento imposto dalla crisi del 2008-2009. Ciò che invece è in questione è la necessità della crescita più vigorosa che può essere assicurata da iniziative di riforma economica e sociale e da una più mirata direzione della spesa pubblica e privata. Quella crescita da cui soltanto dipende - ha sottolineato null`altro che il Fondo monetario internazionale - la fiducia ultima degli investitori nella capacità dei governi di riequilibrare i loro conti pubblici. I
governi conservatori dell`Ue riluttano a tale politica perché l`ampiezza delle riforme necessarie esigerebbero in ogni paese il concorso attivo delle forze progressiste. La linea dei governi conservatori risulta, così, a scapito degli interessi di fondo dei loro paesi, e favorisce la ripresa di nazionalismi e protezionismi in Europa. Le forze di centrosinistra non possono che avere il compito di contrapporsi con nettezza a tali indirizzi; e di individuare - con un vigore che ancora non vediamo - la posizione che più efficacemente risponda all`interesse dei paesi occidentali per il loro sviluppo economico e sociale, all`equilibrio dei loro conti pubblici e soprattutto alla dimensione globale dei
loro principali problemi. Nessuno di questi tre elementi
deve essere ignorato per favorire, in modo miope, la capacità di esportazione di paesi forti.
D`altra parte la nostra posizione sarà tanto più forte e
autorevole quanto più sarà concordata con le forze progressiste di ogni paese occidentale, ispirate alla nostra stessa visione. Lo scontro tra una politica di sviluppo che si allarghi al mondo povero, e una politica rigorista e misoneista, chiusa nella fortezza europea, è ormai un elemento cruciale della lotta politica internazionale. E richiede il coordinamento
di tutte le forze progressiste a cominciare da quelle
facenti capo al Partito democratico del presidente Obama,
che più vigorosamente insiste per politiche comuni di
sviluppo. Comprendiamo certo, caro Bersani, le difficoltà
che ti si frappongono nel perseguire tali obbiettivi che riteniamo siano gli stessi tuoi. Vogliamo tuttavia osservare che non solo una schiera di economisti di valore internazionale ma tutto il pensiero democratico-riformatore dell`Occidente sarebbero pienamente utilizzabili per ogni iniziativa che andasse un po` al di là di confini nazionali e di ideologie del passato ormai stanche.
La rappresentazione dell`anima "democratica" del Pd
passa da qui. Ed è soltanto su questa linea che potranno
essere superati gli egoismi di partito, di corrente, di corporazione che ancora frenano il Pd. Tu li conosci meglio di noi; e dunque ci limitiamo a dire che auspichiamo da parte tua nuove impegnative iniziative, sia per la definizione del programma economico-riformatore del centrosinistra occidentale, sia per l`organizzazione di una struttura internazionale in cui convergano finalmente le principali forze progressiste mondiali come il Partito del congresso indiano, il Partito democratico giapponese e altre formazioni in Asia, Africa e America Latina. Non si tratta, quindi, di aderire a famiglie politiche che mostrano ogni giorno di più le loro insufficienze, ma di contribuire a creare nuove forze politiche in grado di affrontare le nuove sfide di questo inizio secolo guardando innanzitutto alla leadership di Barack Obama.Parallelamente, caro segretario, crediamo che il partito debba avere sul malcostume pubblico un atteggiamento assai più risoluto e in parte anche
diverso da quello finora assunto. Non si tratta di singoli
episodi di deviazione, sempre possibili in ogni aggregato
sociale dalla Chiesa ai partiti. Si tratta di una questione complessiva che investe in primo luogo il governo e il presidente del consiglio, come sottolineato addirittura dallo stesso ministro del tesoro. Siamo di fronte alla degenerazione della vita italiana sotto il profilo etico e giuridico. E pensiamo che il Partito democratico debba evitare strumentalizzazioni
facili, e smettere di cercare le svolte politiche
auspicate con leggerezza da alcuni nostri esponenti.
Ciò che occorre non è questo ma un impegno politico più
efficace su una posizione di obbiettività e severità, che abbia migliore efficacia politica e si fondi su maggiore capacità di documentazione. Il lungo filo che lega il malcostume della destra dalla Sicilia alla Puglia, dalla Campania al Lazio, dagli Abruzzi alla Toscana, a Roma, al Veneto e al Piemonte, costituisce ormai un grumo oscuro pericolosamente analogo a quello che già colpì la prima Repubblica venti anni orsono. E richiede non le tattiche delle combinazioni parlamentari ma l`inversione di marcia della politica, riportandola al suo senso vero. Come è ormai possibile, peraltro, solo nello schema moderno del bipolarismo alternativo sul quale il partito si è felicemente battuto negli anni scorsi.

ENZO BIANCO, ANTONIO MACCANICO, LUDINA BARZINI, ADOLFO
BATTAGLIA, SANDRO GOZI, ANDREA MARCUCCI, ADRIANO MUSI


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