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Principale - Intervista
27 luglio 2010

Pd - intervento - il Riformista

Follini: Che c'entra il Pd con Vendola?

Vendola fa il suo gioco, il Pd no. Lui sfida, spariglia, rilancia. E noi facciamo come il generale Kutuzov, arretriamo confidando nelle risorse dell ‘inverno russo e nel tempo che consuma. Non vorrei che a furia di arretrare finissimo proprio noi per conferire un tratto napoleonico all ‘impresa vendoliana. Personalmente, credo che il presidente della Puglia meriti una risposta chiara. E ancora più, che la meritino gli elettori che abbiamo e quelli che vorremmo cercare di conquistare.
La discussione per me verte sull'alleanza, non sulla leadership. Almeno, un partito che non voglia essere un tardo imitatore del berlusconismo dovrebbe cominciare da qui. Nel 2008, appena due anni fa, andammo alle elezioni divisi. Da allora, non c'è stato quasi argomento che non abbia approfondito quel solco, dal concretissimo accordo sindacale di Pomigliano d’Arco all'astrattissimo vagheggiamento del futuribile governo di unità nazionale. Siamo alleati in quasi tutti i governi locali, è vero. Ma siamo distanti su quasi tutti i temi politici nazionali. E nessuno, che io sappia, si è mai sognato di rivedere quella saggia decisione sull’andare da soli, o quasi, che prendemmo assieme a Veltroni alle ultime elezioni politiche.
Ora le cose stanno cominciando a muoversi, e il movimento si farà presto vorticoso. La crisi di Berlusconi libererà forze sul versante di centrodestra. Fini è sceso dal predellino, Casini non c'è salito. Da quella parte si sta formando un'onda politica e d'opinione che ci riguarda. Se vogliamo guardare in quella direzione, dobbiamo tenere ferma la distanza che ci separa dalla sinistra più radicale. Sarà prosa politicista, la mia, ma che io sappia la politica si fa così anche quando poi la si recita in versi.
Un partito ai giorni nostri non può essere un castello medioevale inaccessibile e chiuso nella rocca delle sue gerarchie. Ma non può neppure essere una prateria senza confini, dove chiunque può cavalcare dettando le sue regole e priorità. Capisco bene che la suggestione di Vendola dice molto anche a una parte di noi. Ma insisto. Non ci si può illudere di tenere tutto assieme, la sfondamento al centro e la guida a sinistra. Occorre scegliere. O si parla in prosa ai moderati o si parla in rima a chi è più a sinistra di noi. La sua iniziativa ha il merito di ricordarci che ogni tanto si impongono delle scelte, anche di una certa radicalità. A me sembrava che l‘avessimo già fatta, e ora mi sembra che sia il caso di ribadirla una volta per tutte.


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