
Si è detto, cogliendo uno stato d`animo diffuso, che il mondo accademico attende più per disperazione che per convinzione l`approvazione di una legge di riforma seria che rimetta finalmente in moto la vita universitaria.
Il disegno di legge in discussione al senato è molto contrastato e ha molti difetti; ma ha anche buone probabilità di essere approvato, e di rappresentare
"una scossa" per un sistema indubbiamente stagnante.
Alcune linee direttive sono importanti, e in parte riprendono indicazioni da tempo elaborate anche dal
centrosinistra.
Una di queste, forse la più importante, riguarda i sistemi di valutazione. Neppure la valutazione ha valore
taumaturgico, ma è un requisito essenziale per attivare un processo di responsabilizzazione del sistema e di valorizzazione effettiva sia dei meriti dei docenti sia della qualità della ricerca e dell` insegnamento presenti
nelle varie unità universitarie. L`efficacia della valutazione dipenderà dall`autorevolezza delle persone e delle istituzioni che la svolgono, comprese le risorse impiegate. Tutte le esperienze non solo italiane lo confermano; ultimo il caso della commissione di valutazione sulla efficienza e sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni.
Il punto critico di questa direttiva, come di tutta la legge riguarda il capitolo risorse. I tagli introdotti nei vari capitoli vanno ben oltre la riduzione degli sprechi da tempo denunciati (ad esempio la dispersione dei corsi di laurea e delle sedi universitarie). Comportano un complessivo de-finanziamento dell`intero sistema, che contraddice l`impianto della legge, anche nelle parti virtuose come appunto la valorizzazione di meriti e
qualità (sia di docenti sia di studenti).
Gli sprechi e le "colpe" passate hanno alimentato le resistenze a investire nell`università; Boeri ci ricorda che la quota della spesa universitaria nel bilancio dello Stato è diminuita di quasi il 17per cento dai livelli precrisi. Ma una riforma condotta all`insegna della responsabilizzazione deve saper vincere queste resistenze e rompere il blocco finanziario. Questo blocco affligge tutta la politica di questo governo (come si vede dalla
recente manovra finanziaria) e ci allontana dalla
possibilità di riprendere il cammino dello sviluppo.
Ci allontana ulteriormente dalle posizioni dei paesi vicini, con cui il confronto è già da tempo impari. Basta considerare le scelte di Francia e Germania, che pur condizionate dalla crisi economica, hanno destinato risorse consistenti al rafforzamento delle loro strutture
universitarie di ricerca, a cominciare da quelle di eccellenza. Per rendere credibile questa ed altre scelte della legge è necessario rompere il blocco finanziario e attirare investimenti aggiuntivi, tali da avvicinarci agli standard europei, concentrando le risorse sugli atenei e sugli studenti con valutazioni migliori.
Un altro punto critico del ddl, e di tutta la storia recente, riguarda il reclutamento dei docenti. È importante superare il sistema dei concorsi ora gravemente degradato e passare a una abilitazione nazionale con possibilità di scelta degli idonei da parte delle università. Si tratterà di attivare un controllo rigoroso da parte degli organismi di valutazione per evitare il degrado del nuovo meccanismo.
Così pure sarà importante curare la transizione dal vecchio al nuovo sistema, evitando che diventi l`occasione
per scorciatoie e promozioni ope legis. Le riserve di posti sono protettive di chi già opera nelle università.
I nuovi posti che si apriranno per i giovani nei prossimi anni non sono molti, data la scarsità delle risorse. La
proposta del Pd di abbassare a 65 anni l'età di pensionamento dei professori mira ad allargare le prospettive per i giovani, anche se occorrerà vigilare che i risparmi conseguenti non finiscano nel calderone del debito generale degli atenei.
Il reclutamento dei ricercatori si ispira ai modelli anglosassoni del tenure-track. Questa scelta è in sé innovativa, ma la sua concreta operatività dipende dalla programmazione dei futuri organici e quindi dalla effettiva disponibilità dei posti alla fine del track. Un punto gravemente contradditorio del ddl riguarda l`autonomia delle università. Nonostante le affermazioni
in contrario, e i miglioramenti introdotti in commissione, il testo contiene troppe regole di dettaglio che riducono grandemente l`autonomia su aspetti fondamentali
dell`organizzazione e del funzionamento dell`università.
È una delle tante contraddizioni di questo governo, autonomista a parole, centralista nei fatti. Si tratta di
vedere se e come i nostri atenei useranno gli spazi di sperimentazione previsti nel disegno di legge.
C`è da augurarsi che Fiter parlamentare sia all`altezza dell`importanza del tema, come è stato in commissione,
anche se è difficile essere ottimisti sull`esito specie sul punto essenziale del finanziamento.