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Commissione 04 - Difesa - Intervista
2 agosto 2010

Difesa - intervento - Paneacqua

Pinotti: Forze Armate, l'accidentato terreno dei diritti

La riforma della rappresentanza militare è una legge molto attesa dal personale militare. E' da molte legislature che le commissioni parlamentari competenti ne iniziano la discussione, senza mai giungere all'approvazione

Sono passati 32 anni dall`approvazione della Legge sulla rappresentanza militare; una legge, per i tempi e il contesto, con molti aspetti innovativi, che apriva perla prima volta il mondo militare a una definizione delle regole atte a favorire i diritti degli operatori di quel mondo. Da allora molte cose sono cambiate e non solo per il tempo trascorso. Nel 2001 il Parlamento ha approvato la legge che sospende la leva obbligatoria e apre le Forze Armate alle donne; inizialmente si ipotizza un adeguamento graduale ma la trasformazione procede più rapidamente del previsto e nel 2004 viene approvato definitivamente un nuovo modello di Forze Armate, professionali e non più di leva, per uomini e donne. Da più di 300.000 soldati si passa a 1go.ooo; spariscono i Car (Centro addestramento reclute) con i sergenti di ferro, molte caserme diventano superflue ma, soprattutto, per tutti i soldati non è più un`esperienza temporanea obbligata ma la scelta di una professione perla vita. Questo dovrebbe comportare cambiamenti importanti: caserme con stanze e non più camerate, suddivisione degli spazi tra uomini e donne, più alloggi per i militari che hanno diritto ad avere con loro la famiglia. E i cambiamenti non dovrebbero riguardare solo le strutture, ma, come è ovvio, sia per il tempo passato dall`approvazione della rappresentanza, sia perché è cambiato il profilo dell`organizzazione, dovrebbero estendersi anche al terreno dei diritti.
Il condizionale è d`obbligo sia per gli adeguamenti strutturali (mancano i fondi) sia per l`apertura sul
piano dei diritti (manca la volontà politica).
La riforma della rappresentanza militare è una legge motto attesa dal personale militare. È da molte legislature che le commissioni parlamentari competenti ne iniziano la
discussione, senza mai giungere all`approvazione. Non so come andrà questa volta, ma non c`è dubbio che se dovesse passare senza modifiche l`impianto proposto dalla maggioranza, tutta l`attesa sul piano di una maggiore incisività e democraticità della funzione della rappresentanza andrebbe delusa.
La proposta di Legge di riforma della rappresentanza di cui sono prima firmataria e che è stata abbinata, per la discussione in commissione, alla proposte di Legge dell`attuale maggioranza parlamentare, è stata elaborata con un importante confronto con i Cocer, cioè i delegati eletti da Esercito, Marina Aereonautica, Guardia di finanza, Carabinieri. Tra i Cocer le opinioni non erano univoche: alcuni, come i Cocer Aereonautica e Guardia di
finanza, propendevano perilsindacato; il Cocer Marina non aveva un`opinione univoca, mentre Esercito e maggioranza dei Carabinieri erano contrari al sindacato ma favorevoli
a una profonda modifica della rappresentanza. Tenuto conto
di queste valutazioni, delle mie personali convinzioni e della discussione avvenuta nel Pd (e conoscendo il punto di vista piuttosto conservativo degli Stati maggiori),
ho elaborato un testo molto innovativo, che non prevede ancora la trasformazione in sindacato ma inserisce
quale passaggio fondamentale verso un`evoluzione più
democratica, ma sempre rispettosa delle caratteristiche intrinseche delle Forze Armate, che non sono un`organizzazione qualsiasi, il diritto di associazione.
Oltre a questo si prevedono: nuovi e più democratici meccanismi di elezione dei delegati, presidenza elettiva e non più gerarchica, autonomia finanziaria, possibilità
di interazione con i sindacati, rappresentanza femminile,
interlocuzioni con Regioni ed Enti locali, ruolo di
parte sociale.
Sapendo della grande attesa di una riforma per diretta conoscenza delle aspettative del personale delle Forze
Armate, consolidatasi in numerose visite in tutta Italia
a molte strutture militari nel mio ruolo di Presidente della Commissione difesa della Camera dei deputati durante il governo Prodi, come gruppo Pd del Senato abbiamo
cercato di accelerare il più possibile la discussione
in commissione sulla rappresentanza militare.
Il relatore, però, ha proposto un testo per noi inaccettabile, che di fatto riproduce, con poche modifiche, il disegno di legge Ramponi, lontano anni luce dalle innovazioni proposte dal Ddl di cui la sottoscritta
è prima firmataria. Attualmente si stanno discutendo gli
emendamenti, con i quali il Pd ha riproposto tutti i punti
più qualificanti e innovativi che ho prima elencato, ma non vedo alcuna apertura nella maggioranza, quindi non spero in modifiche di rilievo.
Nonostante le forze politiche attualmente al governo,
soprattutto la componente che viene da Alleanza nazionale,
ribadiscano a ogni occasione il rispetto e l`amicizia che
nutrono verso le Forze Armate e le forze dell`ordine,
questi proclami risultano sempre più voci al vento con nessun ancoraggio con la realtà. Si proclama grande
attenzione, ma di fatto si taglia drasticamente su questi settori: si è addirittura arrivato a ipotizzare di sospendere la tredicesima a poliziotti e carabinieri. È stata approvata una norma sulla specificità senza
sostenerla con alcuna risorsa finanziaria, mentre nelle Forze Armate i pesantissimi tagli sui fondi di esercizio
(quelli che coprono le spese di manutenzione e addestramento) mettono davvero a rischio il funzionamento
dello strumento militare. Un delegato dei Cocer, sconfortato, mi ha detto: "Capiamo bene che non è una stagione in cui possiamo sperare di veder migliorare le nostre retribuzioni, ma ci auguriamo almeno di poter avere qualcosa sul piano dei diritti!". È un augurio che resterà deluso: non stiamo certo vivendo una stagione di apertura sui diritti, anzi su quel tema si è piuttosto innescata la retromarcia. Anche sulla Rappresentanza militare, temo,
si perderà un`altra occasione per allinearsi alle regole che vigono nelle democrazie europee più avanzate.


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