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Commissione 04 - Difesa - Intervista
2 agosto 2010

Difesa - intervento - Paneacqua

Scanu: Una nuova politica di Difesa

Il tema della revisione del modello di difesa è il punto centrale di una iniziativa del partito democratico finalizzata ad aprire in parlamento una discussione sul ruolo e le funzioni che intendiamo affidare alle nostre Forze Armate

La necessità di affrontare in Parlamento la discussione
sul nostro modello di difesa, sostanzialmente fermo al 1991, è una questione oggi non più rinviabile.
L`attuale Governo non appare in grado di poter gestire questo passaggio, che in paesi come la Francia, è stato affrontato coinvolgendo nell`elaborazione non solo il
Parlamento nazionale, ma anche soggetti terzi, quali la società civile, il comparto industriale, esperti
di vari settori.
Molti dei fattori che orientano e influenzano il nostro modello di difesa sono cambiati radicalmente in questi ultimi anni. Innanzitutto, è cambiato lo scenario
geopolitico mondiale: per il passaggio di consegne alla presidenza degli Stati Uniti da Bush a Obama e il conseguente ritorno ai principi del multilateralismo e alle regole dell`ordinamento giuridico internazionale,
ma anche perla redistribuzione del potere economico e
politico verso il cosiddetto G2, Usa e Cina e, più in generale, dall`Occidente verso i paesi asiatici.
Il secondo grande fattore di trasformazione del contesto internazionale è stata la crisi economica e finanziaria,
già in atto da tempo e acuitasi nel corso del 2010.
In questo quadro, rimane vitale garantire al nostro Paese la capacità di risposta a minacce quali l`emergere di conflitti regionali o intrastatuali, la presenza di territori destabilizzati o con governi collassati,
il terrorismo, la proliferazione delle armi di distruzione di massa, nonché le calamità naturali. Tenendo ben conto, ovviamente, della Costituzione.
Va considerato, inoltre, un`altra esigenza: l`Italia deve essere capace di impegnarsi per una forte ripresa dell`iniziativa per la difesa dei diritti umani e per sostenere gli accordi per il Disarmo e la riduzione
degli armamenti, approfittando anche del ruolo che deriva al nostro Paese dalla partecipazione in oltre 31 missioni internazionali in 29 paesi e su tre continenti.
Il compito della politica è quindi di mettere le Armate Forze in grado di assolvere a questo ruolo e a queste
funzioni, ovviamente, nell`ambito delle sedi internazionali di riferimento: Onu, Nato e Ue.
Una prospettiva di cui non si può non tenere conto, è quella europea: soprattutto in un momento storico gravemente segnato dalla crisi economica, è essenziale rilanciare più convintamente l`obiettivo di una comune difesa europea che consenta di coordinare più efficacemente le capacità operative e di ridurre contemporaneamente la spesa militare dei singoli
paesi.
Anzi, la prospettiva dell`Unione è la sola in grado di consentire ai paesi europei la possibilità di confrontarsi
con la dimensione e la complessità dei problemi che la realtà ci propone. E un`Europa più coesa e attiva sulla scena internazionale, è fondamentale per l`Italia: è attraverso la politica comune che il nostro Paese può incidere sugli equilibri mondiali e dare un contributo
decisivo perla governance globale e per gli obiettivi di pace e legalità internazionali. Invece di ragionare su questi contesti, il centrodestra spinto da ragioni di bilancio, ha deciso di procedere, a un ridimensionamento
tout-court del nostro apparato di difesa, senza alcuna
razionalizzazione della spesa corrente, senza alcuna capacità progettuale e senza alcuna visione d`insieme.
Il tema della revisione del nostro modello di difesa è il punto centrale di una iniziativa del Partito Democratico finalizzata ad aprire in Parlamento una discussione
sul ruolo e le funzioni che intendiamo affidare alle nostre Forze Armate.
È indubbio che vi siano importanti modifiche da apportare al nostro sistema di difesa; a esempio vanno sicuramente rivisti i programmi d`acquisizione di armamenti; il nostro
Paese si trova oggi impegnato a sostenere oltre 71 programmi d`armamento, proiettati in un arco temporale che, per alcuni di essi, arriva fino al 2026, con un costo che negli ultimi tre anni ha raggiunto i 3,5 miliardi di euro all`anno, ed è destinato a crescere. Ma tale processo
si attua partendo dalla ridefinizione dei nostri obiettivi, arrivando poi a costruire un progetto strutturato e organico.
Solo dopo aver affrontato responsabilmente questa discussione possiamo costruire uno strumento militare capace di svolgere i compiti che la Repubblica gli chiede.


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difesa  
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