
Sì, l'Italia brillava per l'assenza di un rappresentante del governo, mentre molti Paesi avevano inviato i ministri della Salute.
Non voglio certo fare il processo alle intenzioni, e so bene che la lotta contro il virus Hiv non è mai venuta meno in seno all'Istituto superiore di sanità e tra i ricercatori dei reparti ospedalieri, ma mi spiace vedere che un appuntamento mondiale, come questo di Vienna, sia stato tanto poco considerato. Come se il nostro Paese (che pure è assai colpito dall'Aids, specialmente al Nord) abbia allentato la guardia. Spia di questa posizione di stallo è la quasi assenza, ormai da anni, di campagne educative di prevenzione, al punto che spesso i più giovani appaiono male informati (o disinformati del tutto).
Sbaglierò, ma mi sembra di constatare quasi un atteggiamento di fatalismo, assai poco razionale: abituati a una scienza «vincente», alla quale continuiamo ad affidare il compito (o il sogno) di trovare rimedi risolutivi, dinanzi ai reiterati fallimenti nella ricerca di un vaccino anti-Hiv sembra essersi diffuso uno sconforto che non ci permette più di credere nella vittoria contro questo virus insidioso.
Nel caso dell'Aids, così come nella lotta contro il cancro, bisogna invece avere la pazienza dei piccoli passi e dei progressi graduali. Come continua a essere un successo la «triterapia», che consente una lunga sopravvivenza ai portatori di Hiv, così la prevenzione si struttura con tanti tasselli. Proprio dal meeting di Vienna è giunta la notizia di un gel vaginale, che permette una protezione piuttosto efficace.
È stato testato in Africa. Lo studio, pubblicato su Science e condotto da Salim Abdool Karim, ricercatore sudafricano a capo del Caprisa (sta per Centre for the Aids Programme of Research In South Africa), allinea risultati promettenti: il gel, a base di un antibatterico e di un farmaco antiretrovirale (il tenofovir), è in grado di ridurre il contagio del 50 per cento dopo un anno di utilizzo, e del 40 dopo due anni e mezzo. Il gel potrebbe costituire uno strumento cruciale nei rapporti sessuali senza preservativo, soprattutto quando è il maschio a rifiutare tale protezione, nonostante le richieste della partner.
Per la prima volta abbiamo dei risultati nella prevenzione dell'Aids, con un'opzione in mano alle donne.