
Il pluralismo non può essere un escamotage per redimere l`informazione, che ha bisogno di autorevolezza e non della somma di settarismi». Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai, senatore Pd, riminese, è prima di tutto un grande giornalista che proprio nella tv pubblica ha fatto scuola con programmi come la
Nascita di una dittatura e
La notte della Repubblica, sugli Anni di Piombo. Per sei anni, dal 1980, è stato presidente della Rai.
Più volte lei ha posto l`accento sulla necessità di un maggiore pluralismo nell`informazione Rai. Alla ripresa d`autunno, con lo scontro politico infuocato, sarà ancora più difficile per l`opposizione essere equamente rappresentata? «È diventato pressoché quotidiano, da parte della Commissione che presiedo, l`appello per un`informazione
completa, imparziale e, appunto, pluralista. Parlando a
titolo personale - per non uscire dai limiti posti a un "presidente di garanzia", indicato all`unanimità aggiungo che questo lanciare ai moli le gomene perché il mare s`ingrossa dovrà stare tra i primi punti dell`indirizzo che la Commissione, sulla base dei materiali raccolti dai suoi "tre seminari", invierà alla
Rai alla ripresa dei lavori parlamentari.
Il peggio sta nel credere che il pluralismo possa continuare a essere una sorta di escamotage per redimere, nominalisticamente, un`informazione che in realtà è bisognosa di autorevolezza, rigore e contestualità, non certo di una somma, automatica, di tanti settarismi più o meno mascherati».
Berlusconi è uomo di televisione: lei come pensa che userà i media, di sua proprietà o controllati, in vista di una campagna elettorale permanente? «Berlusconi padroneggia la comunicazione come pochi altri, a quel livello, nel mondo. Non vedo come potrebbe rinunciare a ciò "che sa e può" proprio in un ipotetico, deprecabile anticipo elettorale».
Pensa che siano alle porte le elezioni anticipate, evocate dal premier e dai suoi fedelissimi, senza tenere conto delle prerogative dei Capo dello Stato, anzi attaccandolo? «Penso che il primo a usarne la forza suggestiva sia proprio chi ne tiene in vita la minaccia, ora rincarandola
ora attenuandola. Le crepe prodotte in una maggioranza fino a ieri compatta; il doversi affidare a una politica
che rappresenterebbe ancora più esplicitamente il Nord del Paese, dovendo contare sulla solidarietà di Bossi per garantirsene la fedeltà; l`essere ormai obbligato a rivedere la struttura di un movimento a forte vocazione plebiscitaria, oggi indotto ad assumere una più inerente
"forma partito"; la consapevolezza di dover attraversare, nell`ipotesi di una nuova maggioranza, momenti di reale difficoltà senza poter impunemente prescindere dal "galateo parlamentare", a cominciare dal ricorso ai "voti di fiducia"; la necessità di governare una crisi economica resa più problematica dal confronto con la solitaria impennata tedesca; un rapporto più duttile con il Quirinale, proteso a ribadire l`identità civile e culturale della politica in un tempo che va qua e là sfigurandone l`immagine, il ruolo e le sue stesse finalità, e il bisogno di restituire al Paese la certezza che dalla politica non si esce con le cosiddette "prove di forza", tutto ciò potrebbe indurre il presidente del Consiglio a prendere in considerazione, non posso sapere quanto a condividere, consigli di prudenza».
Lei vede questa prudenza da parte di Silvio Berlusconi? «L`ipotesi di non navigare solo nei suoi mari preferiti, con la flotta non proprio al gran completo, contraddice lo spirito vincente dell`ammiraglio; ma la navigazione, se si fa perigliosa, impone sacrifici di immagine e qualche perdita di sicurezza: due incagli, non proprio nei fondali, di cui dovrà tener conto. Un piccolo segnale di distensione sembra venire, secondo gli osservatori più bonari, dal benestare del premier alla partecipazione di membri del governo alle Feste del Pd. Tra i prenotati, finora, Tremonti, Calderoli, Maroni, e Romani, il resto lo deciderà la legge esigente, talvolta dura, ma sempre realista della politica. Presto dovremo aggiornare gli scenari, di volta in volta provocati e smentiti, credibili
e strumentali. Un esempio: la prudenza, mentre scrivo, sembra volersi imporre sugli atteggiamenti antagonistici e intimidatori. In essi rientra l`approccio ai parlamentari finiani "moderati" per ristabilire un clima più civile; e tuttavia non manca chi vede in questa apertura un disegno inteso a dividere il fronte avversario; e ciò mentre emerge nell`opposizione la proposta di una larga chiamata della sinistra per un`alleanza che s`ispiri non a una opportunistica politica dell`emergenza, ma ai valori sempre più pericolanti del comune patrimonio costituzionale».
È possibile evitare che il confronto in tv fra i due schieramenti avvenga con toni sempre più gridati? «Dovrebbe prevalere una sorta di pensiero calmo! Alla condizione che si voglia davvero credere in una pausa di riflessione, testimoniandola con un primo segno, il più visibile, di un dibattito tenuto, per consenso reciproco,
e in termini di rispetto verso la comunità, nell`uso proprio della tv».
I talk show sono stati "mandati in ferie"; ha trovato giusto affidare l`approfondimento in estate solo ai telegiornali? «Ho detto, credo senza venir meno all`equanimità, che mandare o tenere in vacanza uno strumento così rilevante
dell`informazione, l`approfondimento, mentre il Paese ha un crescente bisogno di sapere e di ragionare, è sembrato una manifestazione di debolezza, ma anche di imprevidenza,
del servizio pubblico. Si sarebbe potuto agire sui palinsesti cogliendo le opportunità offerte da programmi in grado di andare in onda, a dispetto dell`agosto o di qualcos`altro. Non escludo, infine, l`arte sempre un po` infida dello zelo».
Il direttore generale, Mauro Masi, non ha voluto definire nel palinsesto la nuova edizione di Annozero, anche se ha dovuto accettare che Santoro tornasse in video a settembre. Come giudica il comportamento dei Dg Rai
anche su altre questioni come il reintegro di Ruffini? Il professor Masi, sulla materia, prima ha preso tempo, poi ha realisticamente posto delle clausole dettate dalla regolazione aziendale. La quale, però, manca ancora di regole, chiare e certe: che salvaguardino, intendo dire, tutti i soggetti chiamati in causa. Quanto al "caso Ruffini", ha deciso ancora una volta la magistratura. Un rischio prevedibile, che non ha giovato a nessuno».
Più volte lei ha segnalato la parzialità del Tgl. Da giornalista, che consiglio darebbe a Minzolini? «La parzialità del Tg1 non è un`idea perversa del suo direttore: è il frutto della decisione di rinnovarne la
struttura informativa, per esempio introducendo un editoriale che riflette solo un`opinione, perciò stesso alterando le particolari doverosità del servizio pubblico fino a connotarne altrimenti l`identità. Certo, primum informare, ma allora la regola si fa stretta: da giornalista, come lei intende, nella seconda parte del
giornale rinuncerei alle curiosità e alle stravaganze, insomma al "fior da fiore", per destinarne lo spazio a un più utile, oltre che dovuto, arricchimento del più importante e influente notiziario televisivo.
Minzolini è un giornalista di qualità manifestata secondo un altro, discutibile ordine di criteri. E giudica l`approfondimento, se tecnico e plurale, un optional. Poi l`azienda glielo richiede, in luogo dei talk-show, ed è una piccola nemesi».
Telecomando in mano, cosa le piace della programmazione Rai? «Mi piace tutto ciò che risponde a uno stato d`attesa della gente, non di rado sostituito dallo stato d`attesa
dei poteri. Naturale, il primo; innaturale, perché quasi sempre usato strumentalmente, il secondo».