
Certo che ho voglia di parlarne, fu un periodo piuttosto intenso quello...». Felice Casson, senatore Pd, ex magistrato, sta trascorrendo tranquille «vacanze italiane» quando apprende della morte di Francesco Cossiga. Lo raggiungiamo al telefono.
Cossiga e Gladio, partiamo da qui. «Partenza forte, direi».
Forte fu il suo gesto: lei invitò Cossiga, presidente della Repubblica all`epoca dei fatti, a venire in procura... «Il mio fu un gesto dal visto procedurale garbato: chiesi formalmente la disponibilità del presidente a rendere delle dichiarazioni nell`ambito di un`inchiesta su fatti eversivi a livello costituzionale».
E Cossiga la prese piuttosto male. Ci ricorda come reagì? «Andò su tutte le furie, gli sembrò un`iniziativa di lesa maestà e rifiutò categoricamente di rendere dichiarazioni
nell`ambito di un procedimento penale. Una decisione che
per me fu imprevista perché tanti suoi colleghi di partito e di governo non ebbero alcun problema a venire a Venezia o ad essere sentiti a Roma. Amintore Fanfani chiese lui
stesso di essere ascoltato».
Durante l`inchiesta lei fu oggetto di ripetuti attacchi da parte di Cossiga. Il più gentile fu: «È un efebo di Venezia». «Me ne disse diverse di cose e non tutte piacevoli, non perdeva occasione... Ma dato che non ho sbagliato nulla nel rispetto delle norme sono rimasto sempre al mio posto a svolgere il mio lavoro serenamente. L`istruttoria su Gladio andò avanti circa un anno con novità costanti per le audizioni e le scoperte che via via facevamo e colpì fortemente l`opinione pubblica nazionale e internazionale. Sorsero contrasti con la Germania, il Belgio, la Nato intervenne ed escluse che la struttura "Stay Behind" facesse parte della Nato, affermando che si trattava di una struttura dei servizi segreti collegati con la Cia».
I collegamenti tra parti di servizi e eversione restano ancora da chiarire. «Nebbia e non chiarezza sono rimaste delle costanti in tutti questi anni. Io arrivai a Gladio indagando sulla strage neofascista di Peteano in cui erano stati condannati uomini dei carabinieri, dei servizi segreti e di apparati dello Stato. Lo spunto mi arrivò da quello che una volta era il capo del controspionaggio in Italia del Sid, il generale Gianadelio Maletti e da un altro generale
Notarnicola. Gladio era nata con una sua finalità storico-politica, ma negli anni ha avuto una caratterizzazione ben diversa da quella originale, svolgendo attività contro i sindacati, le Acli, i cattolici progressisti. Libero Gualtieri, presidente della Commissione Stragi, che era del Pri e non del Pci, quando concluse la sua relazione parlò di una struttura caratterizzata da illegittimità costituzionale progressiva"».
I rapporti tra lei e Cossiga furono burrascosi, ma il presidente non ha risparmiato mai neanche l`intera categoria dei magistrati. «Non ha mai sopportato una magistratura libera e indipendente che non raccoglieva gli input della politica.
Un atteggiamento molto diverso, invece, lo ha sempre riservato a quei magistrati "attenti", penso al porto delle nebbie, mai una critica...».
Un rapporto, quello tra voi, mai recuperato neanche in Parlamento? «Ci davamo del tu, su sua esplicita richiesta. La sera in cui eleggemmo Franco Marini presidente del Senato venne da me, mi abbracciò e mi disse "Se ci fossimo conosciuti prima non ci sarebbero stati fraintendimenti e scontri di quel tipo fra di noi"».
E lei cosa rispose? «Che se fosse venuto a Venezia, quando lo invitai, avremmo avuto modo di conoscerci e di chiarirci. Ma devo dire anche che nel corso della legislatura sottoscrisse diversi
ddl da me presentati perché ha sempre tenuto a mettere in
chiaro che non c`era nulla di personale nei miei riguardi e che mai avrebbe confuso i piani».
Cossiga e i suoi segreti, questo resta un capitolo irrisolto. «Con lui si chiude una finestra che poteva permetterci di far luce su molte cose e sui grandi rapporti internazionali molto riservati di cui è stato protagonista diretto».