
Assieme a mio padre, Cossiga è stata la persona a cui devo di più. Non solo per motivi affettivi ma per il contributo che ha dato alla mia formazione». Non trattiene la commozione Luigi Zanda nel ricordare con l`Unità l`uomo con cui condivise, da giovane assistente, uno dei momenti più tragici della storia dell`Italia: la stagione del terrorismo. Nei giorni sconvolgenti del rapimento e dell`uccisione di Aldo Moro, Francesco Cossiga era ministro dell`Interno. Con lui, al Viminale, c`era Luigi Zanda.
Passato e presente, ricordi personali e riflessioni storico-politiche s`intrecciano nelle considerazioni di
Zanda, oggi Vice presidente dei senatori del Pd: «Cossiga - dice - mi ha insegnato che nella nostra società, le istituzioni, il popolo, il sistema politico, le regole democratiche, la legalità e i grandi valori sono tutte
questioni che si tengono insieme. Purtroppo spesso siamo portati a valorizzarne alcune e a tralasciarne altre». Luigi Zanda, capo della segreteria quando Cossiga era ministro dell`Interno e a Palazzo Chigi negli «anni di piombo»: una condivisione che ha cementato il loro rapporto negli anni. Con l`Unità, Zanda ritorna a quei giorni drammatici: «Stiamo parlando - afferma - di un fenomeno, il terrorismo, che non era solo italiano ma che in Italia ha avuto una violenza, una durata, una vastità di dimensioni e anche un`arroganza politica che non ha riscontro in nessun`altra democrazia occidentale. Lo Stato italiano nel suo complesso, le forze di polizia, la macchina pubblica in generale, e il sistema politico non erano sufficientemente attrezzati per rispondere alla sfida con tutta l`abilità che sarebbe stata necessaria».
Di questa inadeguatezza Cossiga era consapevole. «Cossiga - annota Zanda - era una persona di straordinaria intelligenza, aveva una capacità di analisi delle situazioni politiche e sociali molto acuta. Era un
"cervello-laser" e quindi si rendeva conto della debolezza degli strumenti dello Stato. In più aveva fortissime sensibilità umane...».
«Con la morte di Moro - ricorda - i suoi capelli da neri divennero bianchi, comparvero macchie sulla sua pelle e anche molti dei suoi momenti di depressione cominciarono allora. C`è chi ricorderà Francesco Cossiga come l`«uomo dei misteri». Una visione negativa che Zanda respinge: «È una etichetta - osserva - che gli è rimasta attaccata quasi come una malattia professionale, per essere stato sottosegretario, ministro dell`Interno e Presidente del Consiglio in periodi estremamente delicati per la storia dell`Italia». Ricordi personali e riflessioni a cavallo della Storia: «Gli piaceva molto - rimarca Zanda - occuparsi di carabinieri, polizia e servizi segreti. In fondo è stato lui che ha fatto la smilitarizzazione della polizia, ma con altrettanta cura si occupava delle divise e delle bandiere...». Celebri le sue collezioni di soldatini, le mostrava facendone vanto con gli ospiti.
Cossiga e la Sinistra ... «Aveva un rapporto di amore-odio - riflette Zanda. Da Presidente del Consiglio a me impressionava come dai banchi del Governo, lui parlasse sempre rivolto alla sinistra... Pochi si ricordano che da Capo dello Stato fu il primo a dare un incarico esplorativo a un comunista: Nilde Iotti. Se non ci fosse stata l`Urss, non so quale partito Cossiga avrebbe scelto tra la Dc e il Pci. Questi sono i motivi culturali di fondo per i quali Cossiga è stato uno dei massimi costruttori del compromesso storico».
Cossiga e le sue radici. «Aveva uno straordinario orgoglio di essere sardo - rimarca Zanda -. E aveva l`orgoglio dei sardi. Lo ricordava continuamente. Al contrario di gran parte dei leader sardi, prima di salire al Quirinale ha sempre mantenuto il suo collegio elettorale a Sassari». Un`amicizia che ha retto al tempo e
alle temperie della lotta politica. «La sua scomparsa - ripete Zanda - è per me un dolore immenso».
Il 26 luglio Zanda scrisse un biglietto di auguri per il «vecchio maestro» in occasione del suo 82mo compleanno. Quelle parole acquistano oggi un sapore diverso, alla luce dei tempi che stiamo vivendo: tempi di veleni dopo i tempi dei misteri. «L`augurio più caloroso che voglio rivolgerle - scrive Zanda - è che il suo pensiero politico, la sua genialità culturale, la sua visione strategica dei problemi del nostro Paese e del resto del mondo, la sua attenzione alle questioni dello spirito
e della fede tornino presto nel dibattito politico italiano, vincendo le nostre quotidiane banalità».
Cossiga e Berlusconi. «In un momento così triste - dice Zanda non voglio parlare di questioni che hanno a che fare con la brutta politica di questi tempi». Una politica
che Francesco Cossiga non ha mai riconosciuto ome «sua».