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Principale - Intervista
18 agosto 2010

Cossiga - intervista di Laura Della Pasqua - Il Tempo

Zanda: "Fu il dramma della sua vita"

E' soprattutto suo il merito di essere riuscito a mantenere uno stato di diritto

«É stata una tragedia che ha segnato in un modo indelebile la sua vita, che lo ha reso diverso anche fisicamente. I capelli precocemente bianchi, le macchie scure sulla pelle, i periodi di depressione, sono l`eredità di quel dramma che è stato l`uccisione di Moro e che lui ha vissuto non solo come politico ma anche dal lato umano». È questo il ricordo che sorge immediato e spontaneo a Luigi Zanda, che fu amico e collaboratore fidato di Cossiga, suo portavoce sia al Quirinale che al ministero degli Interni, ai tempi del rapimento Moro e ora vicepresidente dei senatori del Pd. Della movimentata e poliedrica vita dell`ex presidente, il caso Moro indubbiamente rappresenta uno spartiacque, un punto di snodo che segnerà in modo indelebile la sua vita politica e umana. Il sequestro di Aldo Moro (16 marzo-9 maggio 1978) è ii momento più difficile della carriera di Cossiga. Il fallimento delle indagini e l`uccisione dello statista democristiano lo costringono alle dimissioni. «Ma davvero, in questo momento doloroso, vuol parlare di quegli anni? Cosa c`è da dire in più di quanto è stato già detto in tutti questi anni, anche dallo stesso Cossiga?» Zanda cerca di trincerarsi. Sui 55 giorni del sequestro, le polemiche e le accuse a Cossiga sembrano non finire mai. C`è chi lo critica per l`inefficienza nella gestione della vicenda, qualcun altro addirittura di aver predisposto un «Piano di emergenza» che non mirava affatto alla liberazione dell`ostaggio. Le accuse sono pesantissime e per anni Cossiga se ne difenderà in modo fermo e tenace. Zanda era al Viminale anche durante i giorni del sequestro Moro e fu depositario della lettera di dimissioni con le quali Cossiga rimise l`incarico.
Che ricordo ha del rapporto tra Cossiga e Moro?
«Cossiga era legatissimo a Moro. Era l`unico uomo politico verso il quale aveva dipendenza intellettuale, ne riconosceva le qualità, la superiorità. Cossiga era molto orgoglioso, aveva un temperamento forte e questo riconoscimento era davvero insolito. Tra di loro c`era un rapporto stretto, Cossiga andava a trovare Moro diverse volte a settimana».
Cosa accadde nei giorni del sequestro Moro?
«Il giorno del sequestro Cossiga scrisse la lettera di
dimissioni da ministro dell`Interno. Una lettera preparata
sia nel caso della liberazione sia che non fossero
riuscito a liberarlo. Mi diede la lettera e la tenni per
tutti i 55 giorni del sequestro. Quando fu rinvenuto il corpo di Moro, Cossiga decise di dimettersi. Si sentiva responsabile di non essere riuscito a prevenire e a impedire il sequestro. Io lavoravo con lui, assistevo alle
sue decisioni minuto per minuto e ho seguito da vicino il suo dramma interiore».
Fu a lungo criticato per come aveva gestito la situazione, come reagì?
«Aveva una personalità molto forte e non si faceva impressionare nè dalle critiche nè dagli applausi».
E durante gli anni di piombo fu comunque nel mirino...
«Quegli anni sono stati importanti per la storia nazionale. L`Italia è riuscita a sconfiggere il terrorismo
senza emanare leggi speciali al contrario di altre democrazie europee. Cossiga questo l`aveva molto chiaro ed
è suo il merito di essere riuscito a mantenere uno stato di diritto».
Era un uomo dalle numerose contraddizioni, che ricordo ha del suo carattere, della sua vicenda umana?
«Era un uomo di smisurata cultura, di vivacissima intelligenza e di grande sensibilità. Anche i suoi sbalzi di umore, la sua depressione, erano legati alla forte sensibilità».


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pd  
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