
Il senatore Tiziano Treu è stato ministro del Lavoro nei governi Dini e Prodi 2.
La Fiat pagherà i tre operai di Melfi, ma pretende che non tornino in fabbrica. E` la prosecuzione dello showdown di Pomigliano tra Marchionne e la Fiom? «Pomigliano riguardava un investimento importante e scelte industriali complesse. Nel caso Melfi c`è una sentenza del giudice del lavoro che, giusta o sbagliata che sia, deve
essere rispettata. Dal punto di vista giuridico non è accettabile che un ordine del giudice, anche se non condiviso, possa essere disatteso. La sentenza, emessa sulla base dell`articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori, deve resa essere immediatamente esecutiva. L`atteggiamento della Fiat è francamente incomprensibile. Non può dire agli operai: Io vi pago, fatevi i fatti vostri».
E' quel che dice la Fiom. «Non concordo con la Fiom su nulla, né su Pomigliano e neppure su altre vicende. Ma nel caso di Melfi non ci sono dubbi: la sentenza va rispettata. Se si comincia a disattendere le regole... E` molto grave. Il 5 ottobre il giudice deciderà invia definitiva. In attesa, gli operai hanno diritto di tornare al lavoro».
E` l`era Marchionne? «Marchionne su Pomigliano può avere le sue ragioni a sostenere di non poter investire in Italia senza la certezza che gli stabilimenti funzionino, non si dice come in Cina, ma almeno come in Germania. Melfi è tutta un`altra storia».
Da ministro del lavoro sarebbe intervenuto nelle vertenze Pomigliano e Melfi? «Su Melfi è bene che Sacconi non intervenga, visto che si tratta semplicemente di applicare una disposizione di legge. Ma su Pomigliano le cose sono diverse, lì ci sono in ballo un investimento enorme e migliaia di posti di lavoro. Il ministro del lavoro normalmente in vertenze simili esercita un ruolo di mediazione. Sacconi avrebbe dovuto attivarsi mesi fa per scongiurare il peggio. Magari la sua mediazione non avrebbe avuto effetto ma bisogna pur provare a propiziare il dialogo e cercare un punto di intesa fra le parti. Il guaio è che manca persino il ministro delle attività produttive. E` molto grave che il governo si sia chiamato fuori».
Sacconi parla di compartecipazione degli operai alla gestione delle fabbriche. Ovvero? «E` un argomento bipartisan, ho depositato un disegno di legge sulla compartecipazione degli operai e due colleghi senatori del PdL hanno presentato proposte in merito. Si
tratta di dare corso a una direttiva europea che suggerisce, non impone, un maggiore coinvolgimento dei
lavoratori nella gestione dell`impresa. Non è la cogestione, che non è realistica, maunapresenza ad esempio
negli organismi di sorveglianza per esercitare una funzione di indirizzo. Niente di rivoluzionario, per carità».
Una forma di consultazione preventiva? «Esattamente. Potrebbe aiutare ad evitare casi come quelli di Melfi, in cui volano gli stracci».
E la proposta di abbandonare lo Statuto dei lavoratori per lo Statuto dei lavori? «E` una delle idee di Sacconi, rimasta però su un piano generico. Personalmente penso che lo Statuto dei
Lavoratori non debba sostituire la legge del 1970, ma integrarla. Lo Statuto dei Lavoratori si concentrava sulla grande fabbrica, oggi occorre provvedere alle nuove realtà produttive e a quelle forme di lavoro atipiche. In questo senso si tratterebbe di uno statuto allargato».
Riproporrebbe oggi il pacchetto Treu? «Quelle norme erano necessarie e non aprirono affatto la strada al precariato, difatti nel periodo dal 1997 al
2002-2003 in Italia si produssero circa due milioni di nuovi posti di lavoro ed erano prevalentemente lavori "buoni". Poi le cose sono cambiate. Il pacchetto aveva introdotto la flessibilità del lavoro, sarebbe stato
necessario prevedere una serie di ammortizzatori sociali a favore di coloro che il lavoro lo avrebbero perduto. Io avevo preparato un disegno di legge in questo senso, purtroppo la caduta del governo Prodi ne impedì l`approvazione. Ora si procede con la cassa in deroga che è insufficiente».