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Commissione 04 - Difesa - Intervista
26 agosto 2010

Armi da guerra - intervento - la Repubblica

Veronesi: Fermate quei caccia

Ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente, indipendentemente dal sistema politico e mediatico. O, peggio, non vengono considerate urgenti e importanti, come se non incidessero minimamente sulla vita quotidiana.
Fra queste ci sono i costi spropositati che, anche in questo momento di crisi economica internazionale, vengono sostenuti dai governi -anche il nostro- per acquistare armi in vista di una guerra che non si scatenerà mai perché, fortunatamente, tutto il mondo vuole la pace.
Come iniziatore del movimento "Science for Peace" e soprattutto come uomo che ha vissuto la guerra, mi sono sentito quindi in dovere di presentare in Senato una mozione avanzata dalla Rete Italiana per il Disarmo - per fermare il progetto, a cui partecipa il nostro Paese, per la realizzazione di 2700 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, a un costo complessivo stimato di ducentocinquanta miliardi di dollari.
La mozione è già stata sottoscritta da ventisette senatori e da sedici deputati. Il sostegno politico è fondamentale, ma non basta. Io penso ci voglia la partecipazione cosciente dei cittadini, che hanno il diritto di sapere. Nel 2009 in Italia il bilancio della difesa (per una guerra impossibile) è stato di venti miliardi di euro, mentre per la lotta contro il cancro (la vera guerra che stiamo combattendo) miseri cento milioni. Cento milioni di dollari è il costo di un cacciabombardiere F 35 ed è anche il costo di 465mila trattamenti annuali anti-aids per i bambini africani.
Se l`Italia volesse dotarsi di cinquanta aerei F35, il costo sarebbe di cinque miliardi di dollari. Si possono costruire con questa cifra cinquanta nuovi ospedali o costruire e attrezzare ben oltre cinquemila asili nido in tutta Italia.
Ciò che rende questi squilibri assurdi è il fatto che la maggior parte di questi investimenti in armi, sono inutili, perché non verranno mai utilizzate. Guardiamoci
accanto, in Europa. L`Unione Europea è attualmente composta da ventisette Paesi, ciascuno con il proprio
esercito. Queste forze militari erano nate nel corso della creazione degli Stati Indipendenti, con lo scopo di difendere i confini e di sviluppare conquiste coloniali. L`unificazione di una federazione di Stati, l`abolizione
formale dei confini, con la libera circolazione dei cittadini europei in tutti i Paesi, e la scomparsa delle guerre coloniali, rende la presenza delle Forze Armate nazionali anacronistica, antistorica e terribilmente
costosa.
Davvero qualcuno può temere che l`Italia venga attaccata
dai nostri vicini, Francia, Svizzera o Austria? Oppure che
il nostro esercito parta alla conquista di uno Stato africano? I trecento miliardi di euro spesi in Europa ogni anno per mantenere le forze armate potrebbero invece essere investiti nella salute, nell`istruzione e nell`assistenza sociale o utilizzati per costruire ospedali e scuole, o ancora per finanziare la ricerca scientifica.
In realtà in Europa basterebbe un unico esercito multinazionale come principio di deterrenza
e non-belligeranza, che agisca come forza di pace nei Paesi ancora devastati da conflitti locali.
E invece l`Italia destina più risorse all`esercito che ai propri cervelli, indirizzando una quota pari all`1,1 per cento del Prodotto Interno Lordo alle spese militari (2007) e lo 0,9 per cento alla Ricerca Scientifica; per non parlare degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che contano solo perso 0,2 percento del Pil italiano.
Nell`ambito di "Science for Peace" ho voluto istituire un
gruppo di lavoro europeo formato da uomini politici, di cultura, capi di stato, impegnati a mettere a punto un piano progressivo di riduzione delle spese militari dei singoli Paesi a favore di un Unico Esercito Europeo di Pace e della costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo.
A questo fine il gruppo di lavoro sta conducendo uno studio, coordinato dall`Istituto Affari Internazionali di Roma, che sarà presentato nel corso della seconda conferenza mondiale di Science for Peace, (in programma a Milano il 19 e 20 novembre) insieme a una serie di
raccomandazioni indirizzate ai decisori politici. Ma in attesa che cambi la cultura obsoleta della difesa e della guerra non possiamo passare sotto silenzio decisioni che ci toccano da vicino adesso, come quella che riguarda il progetto F-35.
Invito quindi tutti i cittadini a leggere il contenuto della mozione e, chi si sente solidale, a sottoscriverla attraverso il sito della mia Fondazione (www.fondazioneveronesi.it). Non dimentichiamo che la nostra Costituzione (come la Carta Onu del 1945) rifiuta la guerra e acconsente solo a strumenti militari di difesa. Gli F35 sono potenti cacciabombardieri d`attacco.


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difesa  
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