
«Walter Veltroni candidato alla leadership del Pd? Non lo so. Di certo non farà mancare il suo appoggio a chi ne condivide la linea. Come Sergio Chiamparino»: il senatore Enrico Morando, fedelissimo dell`ex segretario democrat, non si sbilancia sul ritorno in campo di Veltroni dopo la «lettera al Paese», ma ne sposa in toto la strategia.
Come interpreta l`intervento? Nel Pd ci sono due linee e dobbiamo sceglieme una per risultare efficaci e cogliere la straordinaria opportunità
data dal fallimento del centrodestra che, con la maggioranza più forte della storia repubblicana, a due anni dalle elezioni, parla di voto anticipato. Per le
soluzioni tattiche va bene la duttilità, ma serve una strategia e il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: alle elezioni, se e quando si faranno, ci andiamo con un`union sacrée di chi è contro Berlusconi, o sulla linea di un cambiamento voluto dal Pd e con alleanze coerenti con questo progetto? E a fronte di un`apparente accordo interno al partito, Veltroni ha voluto dire: io farei diversamente, l`alleanza col diavolo finalizzata a battere il presidente del Consiglio non è nell`interesse del Paese. Bisogna essere credibili, altrimenti Berlusconi vincerà di nuovo.
Un ritorno in campo, dunque? E'il più autorevole degli interventi per un Pd fondato sulla vocazione maggioritaria. Il problema non è se Veltroni si propone come nuovo leader del partito, ma il dibattito che propone. Certo, sa di pesare all`interno del Pd e nell`elettorato, ma non credo che il suo obiettivo sia riproporre la propria candidatura. La leadership si risolverà nel confronto sulla strategia. Ci sono già interventi in evidente sintonia con Veltroni, come quello di Chiamparino.
Quindi l`appoggio dei veltroniani andrà a Chiamparino? Non lo so. Casomai su questa linea si creeranno candidature nuove. L`importante è partire dai problemi del Paese. Di una cosa sono certo: Veltroni appoggerà chi lo farà.
Ma la difesa a oltranza del bipolarismo non rischia di legittimare la linea di Berlusconi sul voto anticipato? No. Berlusconi ha in testa un bipolarismo populistico che difficilmente si sposa con il liberalismo. Sostiene che
la maggioranza ha a disposizione tutto, mentre nei regimi liberali chi vince esercita il potere nel quadro di un sistema istituzionale equilibrato.
Però, nei sistemi in cui vige il bipolarismo cui fate riferimento, chi vince governa, ma chi perde esce di scena. In Italia invece viviamo eterni ritorni. Compreso quello di Veltroni. Non mi risulta che il bipolarismo preveda la soppressione fisica. La lettera di Veltroni è una legittima presa di
posizione politica. E poi non dimentichiamo che Berlusconi
ha perso due volte, le elezioni e, nonostante ciò, per due volte si è riproposto. Vincendo.