
Da Sergio Marchionne è venuto un monito alla classe politica, una sorta di rimprovero per quello che non ha fatto quando avrebbe potuto e per quello che non sta facendo adesso: vale per tutti, per la sinistra e per la destra. E non bisogna pensare che la questione della certezza della produzione valga solamente per il tema delle relazioni industriali, pur importantissimo, ma investirà nel prossimo futuro, per esempio, la pubblica amministrazione - se cioè sarà in grado di rispondere alle domande delle imprese - o ancora il fisco, nel suo rapporto con i cittadini. Sulla vicenda dei licenziamenti di Melfi lui non poteva che tenere il punto. Anche io penso che le sentenze vadano rispettate ma ricordo che qui c`è un punto delicato: la rottura del rapporto fiduciario fra azienda e lavoratore. Sottolineo infatti che, dato che nel mondo tecnologicamente avanzato il rapporto di fiducia è ancora più importante di prima, il diritto del lavoro odierno non tiene nella giusta considerazione questa evoluzione: quando questo rapporto si rompe, che si fa? Questo è un dilemma che oggi il giudice del lavoro non riesce a risolvere.
Ma insisto: il tema sollevato da Marchionne va molto oltre il problema della Fiat o delle relazioni fra l`impresa e i lavoratori. In realtà lui ha messo in fila questioni che in questi 15 anni nessuno ha avuto la forza e la capacità
di risolvere, ed è per questo che segnala la nostra inazione, di tutti. E ha fatto notare che a questo punto dello sviluppo mondiale e dei processi di globalizzazione l`Italia rischia seriamente di essere travolta, ed anzi è possibile che se qualcuno vorrà porre mano sul serio alle riforme del paese sarà costretto a farlo malamente perché
sarà troppo tardi. Oggi poi che c`è un "governo del non fare" nessuno si illude che intervengano riforme strutturali.
Quando parla della necessità di abbandonare i vecchi schemi, compreso quello della contrapposizione fra capitale e lavoro nei termini di cento anni fa, l`amministratore delegato della Fiat segnala insomma un ritardo delle culture politiche a cui siamo tutti, destra e sinistra, abbarbicati, perché le nostre categorie sono interessanti per gli studiosi di storia ma non servono per fare politica oggi. Ma i cittadini, i lavoratori, vivono nell`oggi.
Marchionne ha anche ricordato che Obama si è complimentato con la Fiat: ecco, questo è un punto che mi lascia un po` freddino, perché il rapporto fra stato e impresa non è una questione di complimenti ma riguarda il "come" l`Italia è capace di operare perché la Fiat possa diventare davvero competitiva. Allora, Obama, cioè la politica americana, ha dato certezze alla Chrysler. E la italiana che fa?