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Principale - Intervista
28 agosto 2010

Pd - intervista di Alessandro Farruggia - Il Giorno-il Resto del Carlino-La Nazione

Follini: "Ok al Nuovo Ulivo ma il Pd scelga: o Casini o la sinistra"

"Credo a un'alternanza larga tra moderati e riformisti. Fini? Dipende da lui..."

«Prima decidiamo dove vogliamo andare, le alleanze verranno di conseguenza. Abbiamo davanti mesi nei quali operare scelte chiave. Facciamolo sapendo che la sfida vera è a chi conquista elettori nuovi, non solo a chi è capace di portare alle urne gli elettori che ha già».
Marco Follini, senatore Pd ed ex segretario dell`Udc, interviene nel dibattito interno al Pd convinto che «tornare alla guida del Paese è un obiettivo possibile a condizione di chiamare i problemi con il loro nome e a non rifuguarsi dietro formule che alludono all`ambizione
di far quadrare tutti i cerchi».
Cioè `no` alle grandi ammucchiate?
«Mi pare che nelle riflessioni di questi giorni, da Veltroni a Bersani, ci sia un punto fermo e cioè quello di evitare l`effetto caravanserraglio. C`è una larga consapevolezza del fatto che non servirebbe una alleanza quantitativa e in negativo che mettesse insieme, sul modello del Cln, tutte le forze contrarie a Berlusconi senza sciogliere le contraddizioni e le ambiguità che stanno dentro questo vasto campo d`opposizione».
A questo risponde la teoria del cosiddetto `doppio cerchio` - Ulivo coeso, alleanza elettorale più vasta - teorizzato da Bersani.
«Io credo che quando si sceglie un`alleanza occorre prima aver chiaro qual è il profilo del nostro partito e quale è l`idea del Paese che vogliamo. C`è un vasto mondo che sta alla nostra sinistra e che ci spinge verso lidi radicali e dalla parte opposta ci sono fenomeni nuovi che nascono dall`accentuarsi delle distanze tra i moderati e l`asse di Arcore che regge questo governo. Ed è chiaro che qui sta il primo bivio davanti al Pd».
Cioè tocca scegliere?
«E` umano desiderare la botte piena e la moglie ubriaca, ma è tempo che si opti. Dobbiamo decidere quale è il nostro carattere e se riteniamo che sia arrivato il momento di attrezzare un partito che possa costituire un punto di riferimento anche per quella parte di elettorato
che più di due anni fa votò Berlusconi e da allora ha avuto un certo numero di ragioni per pentirsene. Se si andasse in questa direzione, è esattamente il momento per farlo».
Arturo Parisi dice: serve un Ulivo solido, non a termine. Concorda?
«Io credo a una alleanza larga tra moderati e riformisti, che sia di carattere strategico e che non sia semplicemente la somma di due luoghi, di due etichette, ma nasca dalla consapevolezza che non possiamo fare a meno gli uni degli altri».
Bersani ha fatto capire che non c`è una preclusione per
un allargamento dell`Alleanza democratica fino ai finiani.
Ci si può spingere così oltre senza perdere l`anima?

«Costruire una allenza non significa né spedire inviti né tantomeno cartoline di precettazione. La domanda anderebbe rivolta semmai a Fini: certo, una volta che tra lui e Berlusconi si è creata una distanza così grande credo che tutto possa accadere. Dopodichè, insisto, il problema è nostro: decidere in che direzione vogliamo andare».
Ad esempio sul caso Melfi, dove vorrebbe porsi il nuovo Ulivo?
«Io non sono iscritto al Marchionne fans club ma è chiaro che non si possono affrontare temi come quelli posti dall`Ad della Fiat rievocando la lotta di classe novecentesca o l`antagonismo sociale piu recente. Dobbiamo ragionare sul tipo di relazioni di lavoro che si possano creare in una piega così drammatica come quella che la globalizzazione ha preso in questi anni e scegliere. Anche su questo si misurerà il tasso di riformismo di un partito come il nostro».


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