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Principale - Intervista
29 agosto 2010

L'odore del tempo - intervento - Il Giorno-il Resto del Carlino-La Nazione

Zavoli: Pochi pensieri, troppe parole e la politica si smarrisce

Aggressioni, ingiurie, liti...Una febbre "di crescenza" o il sintomo di un mutamento indotto dal palcoscenico della televisione?

UN NUMERO crescente di lettori chiede che s`intervenga sulla questione delle aggressioni, delle ingiurie e delle liti che travagliano questo momento della politica. I giudizi, va da sé, sono severi. Il presidente del Consiglio ha molto bonariamente dichiarato che va posto fine al "teatrino della politica" - per ora non si andrà alle urne - giudicato dalla grande stampa un momento di grave crisi anche del galateo partitico. Ancora una volta ha fatto breccia la misura severa di Napolitano.
Ai tempi della mia infanzia una certa febbre, bruciante e rapida, veniva chiamata "di crescenza"; si credeva che quelle alterazioni della temperatura insorgessero nel momento in cui, seppure impercettibilmente, stavamo aumentando di statura. Il breve "malanno", cosi, finiva per avere un carattere benigno e augurale. Mi domando se gli accessi febbrili che i lettori lamentano possono essere metaforicamente riconducibili al fenomeno dì cui ho detto. Ma sono assalito da un sospetto: cresce davvero, o per caso non resta com`è, se addirittura non s`abbassa, l`immagine di una politica a tal punto insidiata dal clamore, dalle intemperanze, dalla litigiosità? Potrà mai preferirsi l`uso dei fendenti a un confronto magari duro, però alla luce ferma della ragionevolezza e della costanza?
IL CURIOSO dell`incongruenza è che i primi a esserne consapevoli sono, per paradosso, gli stessi protagonisti. Il praticare l`esagerazione, e l`abbandonarsi all`incontinenza, facendo un tutt`uno del vero e del verosimile, può condurre, a volte, fino alle traveggole. La storia dei trecentomila già bell`e pronti, nei boschi della Brianza, a marciare su Roma - a parte che questa armata di valligiani corrisponde, numericamente, al doppio del primo contingente americano sbarcato in Vietnam - più che impaurirci fu sconfortante. Poi tutto quel clamore venne dimensionato attribuendone la responsabilità a un cronista in vena di ingrandire una battuta. Anche il nostro mestiere, talvolta, collabora! Ma da dove è venuta la disinvoltura d`oggi? S`incarna nei lasciti politici della generazione precedente? O sono i nuovi protagonisti a imprimerle questo inedito e sorprendente carattere? Credo, fidando in qualche esperienza comunicativa, che molto venga dallo scenario in cui la novità è maturata; cioè da un contenitore che si
chiama televisione, divenuto di colpo non solo il luogo nuovo, ma la nuova forma della politica. E si auspica che prima o poi ne prevalga una liberata da tutto ciò che - quando sia un po` inautentico, un po` obbligato, un po` incauto - rischi di rendere disomogenee e persino conflittuali le coalizioni al loro stesso interno. Chissà per quanto tempo si dovrà assistere alla stipula di accordi e alla loro rottura, a compromessi raggiunti e poi smentiti, a progetti convenuti e infine ripudiati. E magari ai tentativi di provare l`indegnità civile e morale di questo o quell`avversario. L`esigenza di distinguersi, l`abusatissima identità, ha dato luogo alla sindrome del bipolarismo esasperato. La quale si palesa quando, attraverso varie e comprensibili approssimazioni, si produce il "nuovo". Non sfugge a nessuno che, alla ricerca del proprio ubi consistam, chi più chi meno non abbia stentato a essere molto di più di una cattiva coscienza dell`avversario. La fine dell`estate porta, a sinistra, una ripresa d`iniziativa con la lettera di Veltroni e la proposta di Bersani; e a destra, con quella di Berlusconi e Bossi. Non si conoscono ancora le rispettive ingegnerie combinatorie. Tralascio il centro, il cui progetto è ancora in fieri. La politica è spesso criptica, talvolta astrusa, non di rado vociante.
OCCORREREBBE, almeno, una pausa. Era ammonitrice la battuta che Federico Fellini mise in bocca a Benigni nel finale de La voce della luna: "Se facessimo tutti un po`di
silenzio, capiremmo qualcosa di più!" Gli è che la cronaca, alla cui inedita velocità ha dato mano, anche qui, la televisione, divorando sempre più in fretta ciò che accade non solo accorcia la durata dei fatti, ma ne indebolisce la comprensione; e, all`irrompere di una realtà nuova corrisponde, spesso, una inconfessata nostalgia della precedente. Viene spontaneo chiedersi se è
ragionevole rimpiangere vecchi metodi e ormai logore mentalità. Un esempio: ci siamo mai interrogati sull`impunità dei governi della prima Repubblica che hanno accumulato un imponente debito pubblico senza che alcuno denunciasse l`ininterrotta, imprevidente, esiziale crescita di un fenomeno sempre meno controllabile, cui venivano attribuiti taluni effetti positivi?
LA POLITICA, per fortuna, è destinata a conoscere anche gli aspetti negativi del potere, il cui logorio è
inversamente proporzionale a quello della scettica, e mai del tutto consunta, logica andreottiana; purché non contribuisca al diffondersi della sensazione che l`Italia abbia proprio del far politica un`idea insidiosa, generatrice di risonanze abnormi: considerandola non sempre in funzione del remoto "fare per la polis", ma di chi finisce per ricavarne un`accademia votata al potere più che uno strumento da cui dover trarre progetti e ottenere risultati positivi per la comunità. In ogni ambito del fare e del comunicare si crede, da una parte, che mai siano state offerte garanzie così grandi di fedeltà al reale; e dall`altra, invece, che quanto ci viene comunicato rappresenti una realtà consumata, per paradosso, dagli strumenti delegati a rappresentarla. Dovremmo dar ragione a Nietzsche quando afferma che "non esistono i fatti, ma le loro interpretazioni"? Sarebbe
innaturale e molto pericoloso, in un tempo votato, dopo tanta ideologia, alla concretezza e alla leggibilità, alla trasparenza e all`efficacia, un eccesso di filosofia! Bisogna, anzi, che progetto, linguaggio e decisione si accordino con i fatti, chiarendoli. Se per effetto del vocio venisse meno la comprensibilità delle voci - vale a dire la percezione della certezza e dell`utilità - ne scapiteremmo tutti. S`indebolirebbero, infatti, le ragioni stesse per cui siamo a una svolta: quella di dare fondamento a una rinnovata, comune attitudine ad agire nel nome dell`interesse generale.
Beninteso, purché come premessa si possa convenire su questo o quel fondamento.
Settembre è qui, è tempo di provare.


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cultura   pd  
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