
A voler sintetizzare quanto è successo nella politica italiana fra luglio e agosto, direi innanzitutto che non è stato solo un teatrino estivo o una forma di bieca lotta politica.
Piuttosto, si sono avute manifestazioni di un fatto molto più importante: si è spezzata la corda del berlusconismo. Il berlusconismo ha tante facce, ma ciò che lo definisce
meglio è una concezione del potere tentacolare, che permea
ogni settore, che non conosce e non riconosce limiti; che persegue obiettivi personali a costo di aprire conflitti istituzionali, di umiliare la sovranità del parlamento, di imporre la sua volontà per vie illegali cercando il consenso anche attraverso la manipolazione dell`informazione, di violare i principi costituzionali, cioè quelli che presiedono alla convivenza civile di un popolo, come la irrinunciabile divisione dei poteri in uno stato di diritto.
Questo nodo che si stava aggrovigliando e ispessendo col rischio che divenisse difficile scioglierlo è venuto al pettine. Quella potenza che sembrava invincibile ha cominciato a perdere pezzi; la retorica rassicuratrice del capo non riesce più a camuffare e a nascondere il totale fallimento di una politica populista centrata sull`Unico e sui suoi problemi con la giustizia, col fisco, con associazioni segrete. Non è detto che sia finito e che sia destinato a crollare come un castello di sabbia, ma
sicuramente quel sistema soffocante è entrato in crisi. Di rimbalzo, anche l`opposizione sta riacquistando vigore e capacità progettuale. La partita si è riaperta e, se sapremo giocarla con intelligenza senza divisioni artificiose, potremo vincerla in tempi brevi.
È stata una mossa abile la proposta del Pd di un governo di transizione con la partecipazione di tutte le forze interessate a chiudere questa fase nefasta per l`Italia.
Il capo non più indiscusso ha dovuto prendere atto che non era il caso di minacciare elezioni subito proprio perché un'altra maggioranza era possibile in Parlamento. Ha dovuto fare marcia indietro e Bossi lo ha costretto a rinunciare alla ricerca del sostegno dell`Udc: sconfitta su tutta la linea. Gli interventi di Veltroni e di Bersani hanno rilanciato analisi e proposte che vanno perfezionate, ma che costituiscono la base per un progetto riformatore che sappia custodire i valori costituzionali e al contempo innovare in tutti quei settori che finora hanno impedito che l`Italia diventasse un paese moderno. Devono stare in campo un progetto e una strategia. E la strategia discende anche dall`analisi che si fa del berlusconismo. Se questo coincide con la forma pervasiva e soffocante di potere che ho cercato di descrivere sopra, della strategia fa parte integrante una nuova forma di
liberazione da un populismo autoritario, che tiene l`Italia in condizioni di arretratezza, e da chi lo ha voluto e alimentato. Ha ragione Veltroni quando ndica «una
repubblica forte e decidente» per sottrarsi al rischio della suggestione autoritaria e ha ragione Bersani quando propone un'«alleanza democratica per una legislatura
costituente» per «sconfiggere un'interpretazione populista
e distruttiva del bipolarismo».
C`è bisogno, cioè, di creare le condizioni per una nuova repubblica, con un quadro di regole certe, capace di superare definitivamente la prima e questo sgorbio di seconda che stiamo vivendo e dalla quale vogliamo uscire
al più presto, anche per responsabilità verso i giovani e il loro futuro.