
"In occasione della visita di Gheddafi in Italia è stata continuamente invocata la realpolitik come chiave che dovrebbe regolare i rapporti internazionali. In altri termini, si sosteneva che, per fare affari con la Libia, si può anche sopportare qualche 'esagerazione' del suo presidente. Non sono affatto d'accordo con questo principio, ma proviamo a capovolgerlo a fin di bene nella vicenda di Sakineh. Così come noi italiani abbiamo dovuto mandare giù il rospo con le 'esagerazioni' di Gheddafi, allo stesso modo, prendendo l'Iran sul piano della tasca, perché non proviamo a salvare una donna dalla lapidazione. Se il governo chiedesse ufficialmente a tutti i nostri principali investitori in Iran di fare un passo indietro in quel Paese in caso di sentenza capitale, forse la dirigenza iraniana potrebbe vedere la questione sotto una luce diversa 'realista'. Le grandi aziende si farebbero così interpreti dei sentimenti degli italiani che vogliono salvare una vita, mentre sarebbe il trionfo di tutti quelli che, con il leader libico in visita, invitavano al realismo. Ma forse quello che è valido in un caso, per maggioranza e governo, non è valido nell'altro".