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Principale - Intervista
5 settembre 2010

L'odore del tempo - intervento - Il Fatto

Zavoli: L'Italia delle nuove alleanze

Gli infiniti "lavori in corso"

La politica tenta nuovi equilibri. Alunni della realtà contro maestri della fantasia. Che molto avrebbero da imparare dal Risorgimento

PUÒ DARSI che dopo tanto scompiglio - in una situazione ancora tutta, a dir poco, da limare a fondo - la politica vada rimettendosi in carreggiata e voglia uscire da una turbolenza che l`ha stravolta e umiliata. Intanto sembra finita (o solo rimandata?) la minaccia delle elezioni, lo strumento più radicale per rifare tutti i conti e riportare la nave al largo, anche se lo stato del mare consiglia ai naviganti di non azzardare. Al di là degli scogli parlamentari rimasti lungo la rotta, cominciando dal "processo breve" e dalla reviviscenza del "conflitto d`interessi", c`è bisogno di realismo e di lungimiranza per ridare la bussola alla politica del Paese. La legge elettorale è tornata a essere il punto dirimente su cui s`interrogano le forze del bipolarismo. Mentre nel Centro-destra si valutano tre percorsi possibili - riaffermare, con Bossi, questa maggioranza, ritessere il rapporto
con Casini, andare alle elezioni nel marzo del 2011 - il Centro-sinistra sta costruendo un`ipotesi di coalizione sul modello dell`Ulivo - già portato da Prodi alla vittoria e ammaestrato dai successivi errori
- che raccolga consensi più certi e solidali in una nuova alleanza. Quanto al Centro, non trascura il progetto di un raggruppamento che rispetti i tratti identitari senza
troppe frustrazioni e troppi galatei - sapendo come in politica sia meglio farsi alunni della realtà che maestri
della fantasia - nell`idea di poter diventare l`ago della bilancia tra gli schieramenti opposti.
LA NOVITÀ si annuncia così?, si domandano i cittadini. Con le incertezze e le dispute di appena ieri?
Rifondare su basi forti l`ingegneria delle alleanze - primarie, leadership, candidature - non è stato, fino
a oggi, uno spettacolo esemplare: si sono visti leaders e gruppi messi insieme a dispetto di ogni criterio di
omogeneità e coerenza, per non dire del rigore contraddetto dai più infidi opportunismi. E, soprattutto, i cittadini privati del diritto democratico di poter scegliere, essi stessi e non l`apparato, i candidati.
Il fatto che le coalizioni contrapposte, pur traendo ciascuna ragione e forza dall`esistenza dell`altra, siano
partite dalla ricerca del consenso interno, dice che gli accordi da raggiungere devono nascere da un`imprescindibile necessità: quella dell`adeguarsi alla logica di un meccanismo elettorale (il porcellum) secondo
il quale può ottenere la vittoria anche una formazione o un cartello che non abbia ottenuto il maggior numero di voti, ma una serie di successi, sia pure con scarti minimi, nei diversi collegi elettorali e, per il Senato, su base regionale. Il premio previsto dalla legge assicura
alla coalizione vincente la maggioranza assoluta dei seggi.
È ARDUO capire perché un processo di riaccreditamento della politica debba passare attraverso un così esplicito richiamo ai repertori del tempo in cui si sono visti accordi la cui strumentalità, per così dire, fu plateale: come quella che vide la Lega, la quale si proclamava erede della Resistenza e regionalista estrema,
stringere al tempo stesso un patto con il partito di Berlusconi fingendo d`ignorare che questi, nel Sud, era alleato di Fini e quindi avrebbe marciato con Alleanza Nazionale, postfascista e centralista. Un esempio di relativismo, si direbbe oggi, che suscitò la meraviglia
dei giornalisti stranieri; di quelli anglosassoni, in particolare, i quali ricordarono il cinismo dei banchieri
del Nord, passati alla storia per quelle "ingegnose e subdole arti" che diedero il nome, Lombard Street, alla famosa strada della City londinese. I problemi che oggi ci aspettano saranno tanti, e di tale complessità, da esigere i rimedi dei momenti di crisi: mi riferisco alla necessità di dar vita, per fronteggiare evenienze straordinarie, a coalizioni forti, cioè a efficaci fusioni a freddo.
LA STORIA d`Italia non è certo priva di esempi di pragmatismo, e quindi di flessibilità, se non proprio
di pieghevolezza, rimaste a lungo meno congeniali al costume politico dì altre nazioni prima di imporsi, ai giorni nostri, in Germania e ultimamente in Gran Bretagna.
Ci fu un periodo in cui nel nostro Paese, subito dopo la raggiunta unità nazionale, suscitando lo stupore e l`ammirazione degli statisti europei - di Bismarck, in particolare - riuscirono a convivere il re sabaudo, il Papa da lui privato del potere temporale, Garibaldi che
ancora meditava imprese rivoluzionarie - e Mazzini, sia pure, quest`ultimo, in una finta clandestinità. Un raro esempio di efficace realismo, consumata tolleranza e, se
si vuole, astuta finezza politica, una convivenza più complessa e difficile, a ben vedere, di quella che oggi
vede in campo, poniamo, Berlusconi e Fini, D`Alema e Veltroni, Bossi e Casini. Si pensi anche a Cavour,
artefice di quel "connubio" che, associando opposizione a maggioranza, riuscì a sbloccare una congiuntura
parlamentare senza via d`uscita; oppure a De Pretis, il quale sperimentò con risultati benefici il primo "trasformismo", chiamato con questa parola poco edificante, ma che fece da ammortizzatore a non poche inquietudini dell`Italia umbertina; o allo stesso Comitato
di Liberazione Nazionale e al ruolo che quella illuminata e realistica intesa politica ebbe nel nuovo risorgimento
del Paese, dando vita all`alto compromesso della Costituzione repubblicana.
QUANTO alle vicende presenti, ci avvertono che non dobbiamo attenderci una soluzione rapida, né men che meno, palingenetica; e che dureranno i guasti prodotti all`immagine della politica dall`interpretazione scomposta, arrembante, corriva che si è finito per darne. In un saggio dedicato all`Italia d`oggi, un reputatissimo osservatore, Sergio Romano, ebbe a scrivere che sulla
scena di casa nostra sarebbe a lungo rimasta la scritta "lavori in corso": era già chiaro, infatti, che bisognava predisporsi a un periodo non breve di tentativi, di errori e di altri tentativi, alla ricerca di soluzioni
da sperimentare, correggere e di nuovo sperimentare. Fino a quando non avessimo attraversato il guado e messo piede, finalmente, nella seconda Repubblica. Ma prima di quel giorno Dio ci salvi, allo stesso modo, dalla sfiducia
per partito preso e dalla rabbia presa per partito. Oggi parlerà Fini: l`inizio della schiarita? Siamo, tutti,
molto interessati. Per fortuna c`è Napolitano, quindi lo Stato, la Nazione e la volontà popolare. L`Italia,
insomma.



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