
"E questo prova che sei un duro". Ecco la frase da fermo-immagine dell`intervista dell`attore americano Michael Douglas alla Cnn. E' la consacrazione pubblica del fatto che oggi dichiarare di avere un cancro ed affrontarne serenamente le cure è segno di una personalità forte.
UNA PERSONALITà la cui immagine esterna, per quanto esuberante e vincente, non è sfiorata dalla debolezza dell`essere malato, gravemente malato.
È la fine di un`epoca in cui «cancro» era una parola che molti evitavano di pronunciare e non volevano ascoltare, quasi fosse uno spettro che, evocato, si potesse materializzare. Era piuttosto un marchio di infamia utilizzato per rappresentare il male in sé: è un cancro la mafia, l`inflazione, la corruzione politica, la disgregazione dei costumi. Eravamo eredi, o vittime, di una cultura della malattia che per secoli ha identificato il cancro con una punizione divina. Chi ne veniva colpito era assalito non solo dal tumore, ma anche da un più o
meno conscioenso di colpa, che induceva a mantenere
il segreto: oltre che malato era peccatore.
Oggi grazie alla ricerca, la medicina ha abbandonato
le sue ombre metafisiche o magiche, per diventare
più scientifica e dunque concentrata sulla
malattia e la sua guarigione. Un diverso atteggiamento
del medico ha incoraggiato un atteggiamento positivo del paziente, che, superata la paura di nominare il cancro, ha imparato pian piano anche a prevenirlo, a scoprirlo per tempo, ad aderire anche alle terapie più lunghe e complesse. Ecco perché io ho lottato tutta la víta contro la rappresentazíone del cancro come una maledizione, e insisto con i miei collaboratori e con i futuri medici,
che «non basta togliere il cancro dal corpo, bisogna
saperlo togliere anche dalla mente».
I nomi delle cose contano. Il termine cancro deriva
dal latino cancer, significa anche «granchio», come sappiamo dal segno dello Zodiaco, e racchiude le radice greca kar, che indica ciò che è impenetrabile, come un guscio o una pietra. Sul dizionario etimologico si legge «così denominato perchè come questo animale è tenace alla preda ed una volta afferrata colle sue branchie, mai più l`abbandona». Oggi questa tenacia si trasferisce dalla
malattia al malato, che può diventare, come Douglas,
«un duro».
Stiamo quindi assistendo ad una rivoluzione culturale che, trascinando via con sé i peggiori tabù, migliora la qualità di vita dei malati. Vediamo sportivi come Armstrong continuare a gareggiare in bicicletta, tenori come Carreras continuare a cantare, bellissime attrici con Farrah Fawcett continuare a recitare.
Ciò che è importante sottolineare è che le personalità
più conosciute dal pubblico sono testimoni preziosissimi, modelli di una nuova energia reale nella lotta contro il cancro e di una maggiore fiducia nella scienza.
Cambiare l`immagine del cancro ha significato
innanzitutto poter anticipare la diagnosi e diffondere
la prevenzione con gli stili di vita, una cultura
che ha invertito il trend della mortalità per cancro
che, perla príma volta nella storia, alla fine degli anni`80, ha iniziato a diminuire. Molto è cambiato rispetto ai tempi del mitico padre Kirk (oggi ultranovantenne) che diceva a Michael: non sai mai quando
il cancro ti può colpire. Oggi di cancro si può guarire.