
«Qualsiasi forma di violenza deve essere stigmatizzata e condannata con fermezza. Le forti contestazioni e gli attacchi di cui sono stati vittime, nel corso della festa democratica del PD a Torino, il presidente del Senato Schifani, il sen. Marini e da ultimo il segretario della Cisl Bonanni hanno offerto purtroppo all’opinione pubblica l’immagine di un PD tutto appiattito su una sinistra intollerante e radicale, una deriva pericolosa che va assolutamente fermata.» – È quanto afferma il senatore del PD Daniele Bosone, che prosegue – «Sono segnali gravi, che non possono e non devono essere sottovalutati: il nostro è un partito plurale, aperto al dialogo non settario e identitario. Spero che ciò che è accaduto non venga derubricato solo a spiacevoli fatti di cronaca, ma che serva a dare al PD una bella scossa per uscire dal torpore tattico in cui sembra caduto e che sta allontanando da noi l’interesse di tanti elettori. Invece che lodare il bel discorso di Fini a Mirabello o esaltare le virtù salvifiche e innovatrici di Vendola, passando attraverso gli applausi a scena aperta a Di Pietro per rincorrere infine il moderatismo di Casini, segni di una confusione mentale senza precedenti, bisognerebbe ritrovare l’orgoglio e le ragioni della propria missione politica. Il Partito democratico» – continua Bosone – «è nato per offrire agli Italiani un nuovo progetto di coesione sociale alternativo al populismo egoista e illiberale di Berlusconi e del suo centrodestra; va stipulato con tutti gli Italiani un patto nuovo, la cui responsabilità non può essere demandata ad altri partiti. C’è una classe media in questo Paese impaurita e disorientata, costituita da lavoratori, imprenditori, professionisti e tante, tantissime famiglie che, deluse dal centrodestra, cercano risposte in un nuovo orizzonte politico stabile e rassicurante. Il PD ha potenzialmente in sé tutti gli strumenti culturali, dal popolarismo al liberalismo, dall’ambientalismo al socialismo, per offrire risposte adeguate. Chiudersi in uno schema e giocare di rimessa» – conclude Bosone – «sarebbe un errore politico di portata storica imperdonabile, che corrisponderebbe, oltretutto, alla fine del PD.»