PD SENATO

Finocchiaro: "Vicenda si chiude con totale indifferenza della maggioranza per ogni regola"

"Ennesima offesa al Parlamento"


"Noi abbiamo assistito in questi anni alla progressiva demolizione sistematica delle attribuzioni, del ruolo, della funzione e della stessa dignità del Parlamento, innanzitutto come luogo centrale di un sistema costituzionale, quello del nostro Paese, che vede appunto instaurata una democrazia parlamentare". Lo ha detto Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato intervenendo in aula sulle dimissioni del senatore Di Girolamo.
"La demolizione che è avvenuta in maniera più sotterranea - ha proseguito Anna Finocchiaro - ma non per questo meno grave è quella prodotta dalla riforma della legge elettorale: nel momento in cui il Parlamento viene composto da persone nominate da segretari di partito, in quel momento esso perde la propria funzione e anche la propria capacità di essere non soltanto potere indipendente e autonomo nel sistema di poteri indipendenti e autonomi legati da un sistema di check and balances, ma perde la propria sovranità. E sovranità perde il popolo, che vede il Parlamento come luogo primo e unico della rappresentanza nazionale.
La seconda demolizione si è abbattuta sulla funzione parlamentare: l'abuso di decreti-legge, di maxi emendamenti, di voti di fiducia, di ordinanze di protezione civile hanno svilito la funzione parlamentare e hanno compromesso questo Parlamento nella propria funzione, nel proprio ruolo e nella propria dignità.
Ciò che non era stato fino a questo momento attaccato era l'articolo 66 della Costituzione - ha continuato Finocchiaro - costruito dai Costituenti per attribuire alle Camere la sovranità assoluta e dunque la competenza e l'attribuzione esclusiva sulla valutazione delle condizioni della partecipazione alle assemblee, per essere quindi nominati validamente senatori e deputati. Nella vicenda Di Girolamo l'articolo 66 è stato il luogo sul quale si è abbattuto un accanimento forse inconsapevole e l'ordine del giorno De Gregorio è la specie con la quale si è incarnata la volontà di abbattere questa prerogativa dell'assoluta sovranità del Parlamento. Non c'entra niente l'accanimento contro Di Girolamo, nei confronti del quale non abbiamo né motivi di astio né di antipatia, qui la questione è un'altra: con l'ordine del giorno De Gregorio si sospende un'attribuzione esclusiva dalla Giunta per le elezioni e si decide che la permanenza del senatore Di Girolamo, e dei molti altri che verranno nella storia repubblicana, è appesa alla decisione dei giudici ordinari. E tutto questo avviene in un clima politico e istituzionale creato dallo stesso Presidente del Consiglio nel quale si contesta l'agire della magistratura, sempre, anche quando decide sull'ammissibilità o no di una lista elettorale. Ma oggi la maggioranza consente alla magistratura di determinare la composizione delle Camere. Se questa incoerenza ci può colpire, però non ci stupisce, perché essa in realtà è pienamente coerente con un atteggiamento generale che descrive appunto il modo di essere partito, maggioranza, il modo di essere gruppi parlamentari della maggioranza: e cioè la totale indifferenza per ogni valore, principio, regola di qualunque genere. Si decide sempre e comunque soltanto rispetto a ciò che in quel momento torna più utile, la coerenza non è mai un metro dell'agire politico e istituzionale. Quello che in quel momento torna più utile si fa: questa è la cifra che muove e determina gli atteggiamenti. Secondo me questo non è né il ruolo né l'essenza della politica né quella dei suoi più classi dirigenti. Una volta dissi che la cosa che rimproveravo al Presidente Berlusconi era quella di aver fatto ammalare l'anima dell'Italia: lo ribadisco. La maggioranza e il Governo hanno fatto una piccola politica, sostenuta dal supremo disprezzo per le forme, i valori, gli strumenti le regole repubblicane. Oggi tutto questo assume l'aspetto dell'ordine del giorno De Gregorio".