“L’Italia è stato il primo Paese europeo ad aver messo al bando le buste di plastica per gli acquisti, causa di gravi danni alla flora e alla fauna di fiumi, laghi e mari, ma rischia di mettere in discussione questo primato virtuoso per il ritardo accumulato sulla normativa in materia di bioshopper. Di più, nel nostro Paese un mercato promettente come quello dei bioshopper è ora in mano, in gran parte, a chi produce falsi e alla criminalità organizzata, a tutto danno dei produttori seri che hanno fatto vera innovazione. E’ l’allarme che ha lanciato l’associazione dei produttori di bioplastiche Assobioplastiche nella Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e su questo sto presentando un’interrogazione parlamentare”. Lo dice la senatrice Laura Puppato, capogruppo del Pd nella Commissione Ecomafie.
“Nonostante sia partita per prima – prosegue Puppato – l’Italia deve ancora ratificare la direttiva UE 720 del 2015 e in particolare l’articolo 16 relativo alla norma EN13432 sui requisiti che devono avere i sacchetti sostitutivi per essere davvero biodegradibili, per compostaggio o biodegradazione. Nelle more di questa lacuna legislativa, il settore dei bioshopper, che potenzialmente in Italia potrebbe valere 1 miliardo di euro, è oggi lasciato in gran parte alle industrie più spregiudicate, che rilasciano a prezzi inferiori prodotti non marchiati oppure veri e propri falsi, e alla criminalità organizzata. A questa preoccupazione se ne aggiunge un’altra: il 30 luglio 2017 il Consorzio nazionale dei produttori di imballaggi, CONAI, potrebbe inserire i bioshopper nella terza fascia, ovvero tra i materiali non riciclabili, penalizzando di fatto con il pagamento del contributo massimo produttori che rientrano a tutti gli effetti nell’economia circolare. Sto dunque presentando un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo di recepire al più presto la direttiva europea sulla definizione dei requisiti dei bioshopper. E’ inoltre necessario chiedere alla Commissione Ue un intervento per definire una norma distinta per i bioshopper destinati al compostaggio domestico. Si deve infine agire sul Conai – conclude Puppato – perché definisca un modello di contribuzione che tenga conto della totale compostabilità di questi imballaggi”.


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